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Auguri, unico 10!

04/01/2003


Il "bell’Antonio che non è Antognoni" così si intitolava uno di quegli articoli al vetriolo contro il nostro capitano, pubblicato sul quotidiano "La Stampa", scritto da Giovanni Arpino noto scrittore e giornalista di Lubiana ma piemontese d’adozione.
Giovanni Arpino è stato tra i critici più agguerriti e feroci di Giancarlo. Tutte le volte che giocava la nazionale italiana del blocco juve la presenza di Antognoni veniva bollata dal giornalista piemontese con valutazioni così sprezzanti da sfiorare il limite della querela (come quando ebbe a dire a proposito di una prestazione di Giancarlo "…..da Encefallogramma piatto").
Il bell’Antonio per Arpino era ovviamente Cabrini, terzino della Juventus, che poteva giocare secondo l’opinione del Juan piemontese anche nel ruolo dell’Antonio Viola.
Quando leggevo le pagelle di Arpino il mio stomaco si chiudeva ed esplodeva la mia rabbia per tanta cattiveria e mi dispiace dirlo disonestà sportiva.
L’Antonio Viola doveva in Nazionale integrarsi e adattarsi a compagni con i quali non giocava quasi mai; il bell’Antonio che non aveva la classe e l’eleganza di Giancarlo conosceva schemi e uomini a memoria.
L’Antonio Viola giocava nella zona del campo definita "nevralgica" ai fini del gioco e chiunque abbia provato a ricoprire quel ruolo sa quanto è difficile, come dice il Juan allenatore, "cantare e portare la croce".
L’Antonio Viola molto spesso era palesemente "tagliato fuori" dal gioco dei suoi compagni azzurri.
Giancarlo Antognoni chiamato da noi tifosi "Antonio" è stato forse il più grande giocatore di calcio della Fiorentina di tutti i tempi perché oltre ad aver dato per la Viola la testa, la tibia e il cuore ha dato prestigio alla squadra di Firenze nonostante una stampa sportiva (soprattutto quella del nord che in quel periodo contava più di oggi) poco benevola nei suoi confronti.
Grazie ad una persona onesta e coerente come Enzo Bearzot l’Antonio Viola ha vestito la maglia azzurra fino a raggiungere l’obiettivo più importante per un calciatore professionista: la vittoria nel campionato del mondo.
Ricordo in un film prodotto dal "Pelè Bianco" Johan Cruyff il giudizio dato da quest’ultimo sulla prestazione di Giancarlo nella partita d’esordio a Rotterdam contro l’Olanda: "il lancio di Antognoni a Boninsegna è la dimostrazione che la scuola italiana non è finita. Antognoni è sicuramente un giovane di grande talento !". Il film fu prodotto nel 1975 poco dopo la disfatta della nazionale di calcio italiana nei mondiali in Germania.
Sarà perché Antonio è nato in un paesino in Umbria vicino a quello dei miei genitori, sarà perché da ragazzino quando giocavo cercavo di imitarlo (ma senza successo), sarà perché l’ultima volta che la Fiorentina ha rischiato di vincere lo scudetto (1981-82) lui era il capitano della squadra con la testa fasciata come gli eroi degli anni ‘30, sarà perché in Italia ha vestito solo la maglia Viola,…… per me resta il più grande. Chiedo scusa in anticipo ai tifosi che considerano Rui Costa, Batistuta, Baggio e altri interpreti Viola della "pedata" più autorevoli e bravi di Giancarlo. In alcuni casi i paragoni sono improponibili e conta solo quello che esprime il cuore di noi tifosi.
Credo che Giancarlo abbia commesso un solo errore post-carriera: quello di voler ricoprire una carica dirigenziale. Forse è un’ottimo osservatore e intenditore di calcio. Se fosse rimasto nella società di VCG in un ruolo più defilato oggi avrebbe evitato quelle critiche altrettanto feroci che ne hanno un po’ offuscato la sua immagine.
Quanto alla bellezza ….. mi astengo dal dare giudizi (che lascio alle tifose) ma l’eleganza che esprimeva Giancarlo sul campo quando avanzava palla al piede meritava da sola il prezzo del biglietto. Credo che Firenze ami ancora oggi questo campione perché "sa di calcio" e…… soprattutto "riconosce i campioni".


Un tifoso viola che non dimenticherà mai il suo Campione.
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