A chi naviga tra i trenta e i quaranta, ai ragazzi ancor più ingrigiti, sarà almeno passato per la testa, fosse anche per un lampo, per pochi secondi. Nell'eco strana e un po' triste dello stadio di Rimini, in una gara rischiarata solo dalle gioie che questa Fiorentina ha cominciato a regalarci, zompettava qualcuno che ricordava qualcun altro.
Contribuiscono la faccia d'angelo, le chiome mosse e le mosse sul campo. Con la testa alta a ricamare veroniche, a districarsi per illuminare i piedi dei compagni. A Rimini ieri c'era un ragazzino, con una maglia dal numero ancora sbagliato, un po' spaurito per il suo debutto da titolare. Personalità timida che si accende sul campo, come l'altro.
Un ragazzetto con meno di ventanni sulle spalle, un po' gracile, ma mai malfermo, di tanto in tanto spaesato, talvolta non del tutto presente, ma capace di inventare pasaggi di fino che riconciliano col pallone lo spettatore più disamorato. Un ragazzo con abbastanza personalità da aver impressionato anche quando non sarebbe occorso.
Ieri appunto, nel suo debutto da titolare, sarebbe bastato molto meno. E invece è stato uno spettacolo. Strada da fare ce n'è ancora molta perchè chi s'è affacciato ai ricordi fu calciatore di razza rara, di intelligenza tattica unica, di vero genio. Oltre che d'amore mai tradito. Perchè, detto del calciatore, anche l' uomo scelse una bandiera per diventarlo a sua volta. E' probabile che più di qualcuno gridi alla bestemmia, altrettanto possibile che da queste sognanti parti si stia esagerando, millantando per gemma una pietra ancora grezza.
Possibile. Ma quel mento con la fossetta, quel piede di grande scuola, una maglia numero dieci addosso, lo sguardo al cielo e la palla che vola.... Forse ci siamo confusi, però Montolivo ci pare proprio l'erede di Antognoni.
Stefano Prizio