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La gara di Toni vista con gli occhi dei palermitani: l'articolo

02/05/2006

Riceviamo e pubblichiamo, da Michele Sardo collega e amico palermitano:
 
Mentre davanti il Barbera in versione Colosseo, come era facile prevedere, venditori di fischietti facevano affari d’oro, l’arena si riempiva di persone ansimanti e rancorose.
Tutto era pronto per la grande esibizione. Da una parte il
Leone Palermo e la sua città inferocita e dall’altra il gladiatore Toni.
E’ un boato di fischi al suo ingresso in campo per gli allenamenti.
L'atmosfera è da corrida, l'uomo, ferito nell’animo da cotanto cinismo, avrà, con molta probabilità, rivisto come in un film in bianco e nero, i suoi traguardi passati, i record, le consacrazioni nel calcio che conta.
Quelle stesse persone che poco tempo fa urlavano il suo nome con tanto amore e tanta fiducia, sono le stesse che adesso gli fischiano addosso tutto il loro disappunto: un mix di odio, rancore, antipatia
”Ti odio così tanto che ti ho venduto al fantacalcio” recitava uno striscione in curva nord e le parolacce, gli insulti, le facili battute, si sprecavano in altre scritte sparse tra le teste delle 30.000 persone venute quasi tutte per lui, in una domenica soleggiata che, a priori, sembrava non avesse più niente da dare al campio
nato del Palermo. Comincia la partita e la squadra rosanero c’è. La foga dei tifosi del Barbera dà quel qualcosa in più a quegli undici uomini che non ci stanno a deludere i loro sostenitori. La grinta in campo si vede. I rosa studiano l’avversario e Rinaudo e compagni fanno un buon lavoro di copertura sul goleador viola.
Ma non è solo la difesa palermitana a limitare le sue offensive.
I roboanti fischi quasi stordiscono quel “povero” gladiatore, lo confondono, sembra addirittura intimidito. C’è un rigore grande quanto una casa per una vistosa trattenuta di Grosso in area ai suoi danni che l'arbitro non vede. Ma l’uomo di Pavullo non prova nemmeno a protestare.
Tocchi di palla veloci e sfuggenti quelli di Toni, quasi a voler attenuare i fischi e le pernacchie che gli giungono nelle orecchie, come lame di coltello affilate, fino in fondo al cuore. E’ un massacro.
Il primo tempo che altrimenti sarebbe potuto risultare noioso viste le azioni in campo, sono state poche le azioni veramente emozionanti da una parte e dall’altra, risulta invece alquanto "frizzante" proprio per il "clima" che si respirava sugli spalti. Bisogna aspettare solo l’ultimo minuto della prima frazione di gioco per saltare su dalla sedia, per la paura. L’emozione la procura di nuovo lui: colpo di testa a botta sicura alla sua maniera. Ma l’attaccante di Pavullo stavolta trova un nemico che non aveva previsto, la traversa.
Un silenzio di alcuni secondi fa capire cosa hanno provato i tifosi palermitani in quel momento... Il secondo tempo comincia sotto migliori auspici. Brienza sembra un toro inferocito. Prende palla a centrocampo, salta un gran numero di avversari come fossero paletti e serve su un piatto d’argento a Di Michele un assist che vale il suo decimo gol stagionale.
Sugli spalti è un tripudio ma la gente vuole di più. E la partita offre di più: Azione sulla sinistra di Di Michele, finta di gambe, dribbling a rientrare sull'avversario e tiro a girare. Ma Lobont si distende e devìa in angolo.
Fallo di Rinaudo, palermitano doc, su Toni. Il traditore si fa male, è a terra. Ma verso di lui nessuna pietà. Dalla curva si alza un grido non molto ortodosso che vorrebbe vederlo morto. E’ un classico coro da stadio, ma fa male. E infatti lui, in un’impeto d’orgoglio, incurante del dolore, si rialza e dice all’arbitro che non ha bisogno della barella. E’ “ferito” dentro ma non molla. Nessuna soddisfazione!
La sua Fiorentina adesso prova a raddrizzare il risultato, ma tutto è vano.
A Palermo il Renzo Barbera oggi è stregato.
Finisce l’incontro e il gladiatore non ci stà.
Molla un calcio al terreno che lo ha visto protagonista di imprese eroiche, poi esce a testa bassa sconfitto. Sempre tra i fischi. Non aver salutato la gente di Palermo, essere andato via senza un grazie e senza un chiarimento in una calda gior
nata di Agosto, gli è costato tutto ciò. E lui, nonostante in sala stampa giochi a fare l’incredulo, lo sa bene.
In un’arena sazia e strepitante, in un assolato pomeriggio di fine aprile, dove i fischi fanno per i media più scalpore degli atti di violenza, il
Leone Palermo ha vinto il gladiatore.
Una grande gior
nata di sport e di civiltà, per quanto Giorgio Tosatti e colleghi non siano d’accordo.

Michele Sardo

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