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| Le tesi dell'accusa: roba da... Pa(la)zzi! |
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25/06/2006
Ed eccolo lì il mostro giuridico, nelle decine di pagine firmate dal procuratore federale Stefano Palazzi e, in misura minore, in quelle preparate da Borrelli appena terminati gli interrogatori più veloci della sua lodevole vita da magistrato. Un papocchio, un pasticcio, un atto di accusa pieno di inesattezze, imprecisioni, persino strafalcioni. Pagine e pagine dove le accuse più fantasiose sembrano non aver neanche bisogno di una prova documentale, di un fatto accertato, di una pezza d'appoggio. Si lavora di fantasia, come a dire che è tutto consentito ad un magistrato di un ordinamento a sè stante. la giustizia sportiva, che non deve rispondere alle regole della legge. L'onere della prova, dice l'assioma di questo ordinamento che ha tratti barbari, spetta all'accusato. Un ordinamento che aveva senso per dirimere le controversie di un gruppo di società senza fini di lucro, di un'associazione libera tra galantuomini di sport, ma che ne ha molto meno quando debba determinare il destino di aziende. Ed allora si può inventare, si può tralasciare, si può correre. L'obiettivo, non fosse chiaro a tutti, è quello di chiudere i processi entro il mese di luglio, consegnare le liste all'Uefa e far ripartire il campionato. Mettendo la polvere, anzi la melma in questo caso, sotto al tappeto. Guido Rossi scorazza tra l'Italia e la Germania, gaudente come un pargolo con la sua maglietta azzurra addosso. Intanto Palazzi "interpreta" Borrelli a suo piacimento. L'ex accusatore di ManiPulite aveva dato una stoccata al Milan, seppure usando la mai spiegata cortesia di un interrogatorio segreto per Adriano Galliani. Il "sopravvissuto" magistrato militare (Palazzi ha tenuto salda la poltrona nonostante la purga di Rossi nella magistratura sportiva) cambia tutto e carica su Fiorentina e Lazio il "secondo posto" nella classifica degli accusati scagionando la società di Galliani e Berlusconi. L'avesse fatto con pervicacia efficiente sarebbe giusto averne più paura. Nel suo lavoro ha invece regnato l'approssimazione, di lì il mostro giuridico di cui parlavamo qualche giorno fa, un golem pieno di buchi come un groviera però. La Cassazione qualche anno fa annullava processi per molto, molto, molto meno. Guido Rossi, Francesco Saverio Borrelli, poi l'uomo dell'anciene règime Palazzi. Adesso il protagonista diventerà Ruperto, presidente della Caf, il primo grado di giudizio che la Fiorentina e le altre dovranno affrontare. Il costituzionalista ha già lasciato intendere il proprio stile, tranquillizzando tutti sulla "serenità" dei suoi processi, come a dire che per giudicare ci vogliono i tempi che ci vogliono, forse uan minipolemica con speedy gonzales Rossi. In tempi e luoghi normali una difesa avrebbe buon gioco nello smontare tesi dell'accusa cotanto raffazzonate. Così dovrebbe essere. Così speriamo sarà. Attendiamo fiduciosi.
Stefano Prizio

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