Al Tardini corrida ed emozioni, ma senza una punta vera la Fiorentina patisce troppo

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    Parma-FiorentinaNessuno è contento e questo spiega che tutti hanno sbagliato qualcosa. Il Parma non riesce a sorridere perché aveva la vittoria in pugno e se l’è lasciata sfuggire per un incomprensibile atteggiamento tattico, una volta rimasto in 11 contro 10. La Fiorentina se la prende per l’espulsione a Diakite e per il modo in cui l’arbitro Gervasoni ha condotto la partita. Alla fine, più che prendersela con la sfortuna (gli emiliani) o con il direttore di gara (i viola), sarebbe meglio guardare in casa propria e capire perché non si riesce a gestire una situazione di superiorità numerica (il Parma) o perché, con un possesso palla del 60 per cento e un totale dominio del centrocampo, si fanno soltanto 3 tiri in porta (la Fiorentina). Il senso di questo scoppiettante 2-2 sta qui: la squadra di Donadoni allunga a 13 la serie di gare utili, ma dimostra di non avere ancora la forza e la personalità per il definitivo salto di qualità; i ragazzi di Montella patiscono tremendamente l’assenza di un attaccante che tale sia, non basta la controfigura di un centravanti come Matri per concretizzare l’incredibile mole di lavoro dei centrocampisti. Restano aperte le speranze di Europa League per il Parma e pure quelle di Champions per la Viola: per arrivarci, però, serve uno scatto alla Usain Bolt. E’ questa l’analisi riportata questa mattina da La Gazzetta dello Sport sulla sfida andata in scena ieri sera al Tardini contro il Parma.