Alessandro Matri: solo 11 palloni toccati e 2 gol, è tornato attaccante vero

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    Il gol di Matri del 2-0 contro il CataniaMontella ha rimesso Matri al centro di un attacco, senza se e senza ma. A prima vista l’impressione è questa. Perché Alessandro Matri, «imbrocchitosi» nei quattro mesi al Milan, appena ha messo piede alla Fiorentina è ritornato l’attaccante che avevamo conosciuto al Cagliari o nei primi anni alla Juve? Perché ha ritrovato autostima, si è risentito padrone del ruolo, si è trovato immerso in un habitat ideale. Ai lati aveva Cuadrado e Vargas: l’importanza delle ali per un centravanti. Alle spalle un centrocampo che fa dalla qualità la sua cifra e un terzino spingente come Pasqual. Così sono arrivati l’assist e i due gol della rinascita di un attaccante.

    Appena 11 tocchi Lo sapete quanti palloni ha toccato Matri nei suoi 45 minuti al Cibali, prima di uscire all’intervallo per infortunio? Pochi pochissimi, la miseria di 11. Massima però è stata la capitalizzazione, la doppietta e il passaggio per lo 0-1 di Mati Fernandez. Tre tocchi su undici hanno scolpito il risultato. Il dato si presta a una facile lettura: l’allenatore ha chiesto a Matri di fare l’attaccante puro, non lo ha stordito con troppe consegne tattiche né gli ha ordinato di sfinirsi col lavoro sporco. Lo ha lasciato libero di seguire il suo istinto. Per certi versi si è intravisto il Matri del Cagliari 2009-2010, quando Allegri gli seminò attorno Cossu e Jeda. In quella squadra segnò 13 reti e giocò tutte e 38 le partite.

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