Ambrosini: “Milan e Fiorentina inferiori alla Lazio. Chiesa ha dato la scossa ai viola

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Juve-Fiorentina Ambrosini

Doppio ex di Fiorentina e Milan, Massimo Ambrosini, intervistato da Tuttosport.

Milan-Fiorentina di domenica sarà una sfida dentro-fuori per l’Europa? «Non sarà una partita decisiva, mancheranno ancora 13 giornate. Però penso che possa essere per il Milan una gara che indirizzerà il proseguo del campionato».

Milan settimo e Fiorentina ottava: si aspettava questa classifica? «Sì, le posizioni rispecchiano i valori delle due squadre. Le prime quattro sono più avanti in tutto, l’Atalanta è la rivelazione del campionato, mentre Lazio, Milan e Fiorentina si equivalgono. Anzi, secondo me la Lazio è stata snobbata troppo, ha potenzialità forse migliori delle due rivali».

Che partita sarà? «Le due squadre vivono momenti differenti. Il Milan poteva perdere le ultime due trasferte, invece ha raccolto 4 punti interpretando bene due partite molto insidiose. Credo che il Milan sia psicologicamente carico e secondo me è difficile chiedere tanto e di più a questa squadra: ci sono dei limiti e le difficoltà di questi mesi sono evidenti a tutti. Nell’ultima partita mancavano otto giocatori e in campo c’era chi aveva fatto tre allenamenti insieme: non tre partite, ma tre allenamenti».

Quanto influirà il ritorno dell’Europa League sulla prova della Fiorentina? «Può pesare tanto. La Fiorentina è scesa in campo ieri sera e a livello di energie nervose e fisiche questo calendario può far male. In una settimana i viola si giocano la qualificazione al turno successivo di Europa League e in mezzo affrontano il Milan in trasferta: è dura».

La Fiorentina sembra una squadra con un’identità tattica precisa, ma senza un undici definitivo. «Io sono dell’idea che il turnover è funzionale a una squadra quando le gerarchie interne sono chiare. Forse Paulo Sousa ha abusato delle rotazioni nei mesi scorsi e la Fiorentina ha pagato dazio in campionato, ma lo ho fatto, penso, per arrivare a questo punto della stagione con delle certezze».

Chiesa è una delle rivelazioni della stagione? «E’ stato funzionale non solo per gli aspetti tattici e tecnici, ma perché la Fiorentina viveva un periodo di scarso entusiasmo, mancava una scossa e lui l’ha portata. La sua esplosione è arrivata nel momento giusto».

Lei ha affrontato da avversario il padre: hanno qualcosa in comune? «Enrico era un attaccante molto atipico, gracile, poco fisico, ma molto efficiente. Federico è più strutturato e portato alla quantità, ma ha talento».

Se dovesse pronosticare due protagonisti? «Per la Fiorentina dico Kalinic: mi piace molto ed è un tipo di giocatore che, per caratteristiche, mi avrebbe aiutato molto quando giocavo. Per il Milan scelgo Deulofeu, ma spero di rivederlo largo sulla fascia».

Si può dire che a Montella servirebbe più Kalinic di Bacca? «A dire il vero Kalinic servirebbe a molti, non solo al Milan. E’ un giocatore che ha due qualità importanti: riesce a far giocare meglio gli altri compagni e ha un atteggiamento trascinante».

Quanto c’è di Montella in questa annata del Milan? «Molto, forse tutto. Ha ridato autostima a un gruppo che veniva da momenti difficili, è riuscito a dare un’identità grazie alle sue idee. Il Milan ha provato a proporre qualcosa, i meriti di Montella sono evidenti. Inoltre, non va dimenticato, viene da due sessioni di mercato in cui non ha ricevuto nulla di quello che avrebbe probabilmente voluto».

Lei ha lavorato a Firenze con Montella: cosa la colpì del tecnico napoletano? «La voglia di andare a imporre le proprie idee ovunque, di giocare senza farsi intimorire dall’avversario. Vedo questo processo anche nel Milan e, nonostante alcuni errori da limare, è giusto che Montella insista col suo progetto. Fermo restando che i margini di crescita della squadra dipenderanno da quello che saprà fare la nuova proprietà perché è impensabile che questa rosa possa lottare per la Champions».