Ancora Borja: “Poter vincere a Firenze dà adrenalina, regala emozioni uniche”

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    Borja ValeroAncora un estratto dell’intervista del Corriere dello Sport Stadio a Borja Valero:

    Dopo aver vinto il tricolore sarebbe più facile lasciare la Fiorentina per puntare ad un club di prima fascia?
     «Vincere a Firenze non è facile. Andarsene dopo aver regalato ai tifosi qualcosa di importante sarebbe l’epilogo perfetto. Tanti giocatori fortissimi che hanno vestito la maglia viola hanno poi avuto offerte importanti e hanno spiccato il volo altrove».
     
    Batistuta ha resistito a lungo nel tentativo di lottare per lo scudetto, poi alla fine si è arreso ed ha scelto di andare a vincere a Roma. «Lo capisco, perché l’idea di conquistare un titolo a Firenze dà adrenalina, regala emozioni uniche. Il valore aggiunto è rappresentato dal fatto che qui non è per niente facile. Anche per questo faremo di tutto, d’ora in avanti, per riuscirci».
     
    Come si spiega le difficoltà incontrate dalla Fiorentina in Europa League? «A volte capitano giornate storte e una competizione come l’Europa League non perdona, se sbagli rischi di finire fuori. D’ora in avanti dovremo fare bene in ogni modo, anche perché sono convinto che ci stiamo rendendo protagonisti di una stagione importante».
     
    Di nuovo contro il Tottenham: come li avete battuti un anno fa? «La prima mezz’ora, a White Hart Lane, ci hanno dominato in lungo e in largo. Avrebbero potuto prenderci a sberle a suon di gol. Poi ci rendemmo conto che la Fiorentina non era quella, che avremmo potuto giocare molto meglio e gli abbiamo fatto?.il danno del gol del pari. A Firenze, poi, non c’è stata storia».
     
    C’è il rischio che, avendo battuto gli inglesi un anno fa, si sottovaluti l’avversario? «No, semmai il contrario. Gli inglesi arriveranno con un bagaglio di sano spirito di rivincita sportiva e noi non vogliamo dargliela vinta».
     
    In Spagna che appeal ha adesso la Fiorentina? «C’è sempre stata grande simpatia per i viola in Spagna, fin dai tempi di Batistuta e Rui Costa, quando l’argentino zittì il Camp Nou. Il calcio bello e offensivo di Ranieri prima e Trapattoni dopo non è stato dimenticato e noi abbiamo saputo riproporlo, seppur in maniera diversa».
     
    C’è stato mai in questi anni qualche suo collega che gioca ancora all’estero che le ha confessato di volersi trasferire alla Fiorentina? «In diversi, e non solo ex compagni del Villarreal, mi hanno fatto i complimenti per il bel calcio portato in giro dalla mia squadra e questo fa sempre piacere».  
     
    Quando arrivò, nell’estate del 2012, disse che l’aveva conquistata il progetto: pensava di essere così in alto tre anni e mezzo dopo?
    «Macia, allora direttore tecnico, mi disse che il progetto era quello di iniziare un nuovo corso da zero, tanto che arrivammo in 15-16 nuovi. Abbiamo giocato subito bene, la gente è rimasta a bocca aperta perché ci divertivamo noi e si divertivano loro sugli spalti. Siamo cresciuti anno dopo anno, ma no, non mi aspettavo di essere secondo in classifica ad un punto dalla vetta dopo così poco tempo».
     
    Badelj e Vecino: due aggettivi per descriverli. «Sono due giocatori molto diversi, ma insieme fanno benissimo».
     
    E Suarez chi é? «Un calciatore importante. L’allenatore fa delle scelte e lui non ha sfruttato i minuti che ha avuto a disposizione».
     
    Verdù è ancora un giocatore da scoprire, un gol e poco altro. «Tecnicamente è un centrocampista fortissimo, ma come tutti gli spagnoli che arrivano in Italia pure lui ha bisogno di tempo per adattarsi».
     
    Tempo di cui lei non ha avuto necessità. Perché? «No, perché ho avuto la fortuna di giocare in un reparto con Pizarro e Aquilani e ci muovevamo molto rapidamente».