Ancora Rogg: “Suarez? Un campione. Sousa? La missione era riavvicinare la città”

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    Paulo SousaCosì ancora il dg viola Andrea Rogg parla a La Nazione:


    Suarez è arrivato all’interno dell’affare Savic. Quanto piaceva il giocatore a Sousa?
    «Anche in questo caso una premessa: stavamo e stiamo parlando di un campione. Dispiace solo che l’addio di Savic abbia provocato un po’ di tensione per un banale disguido, perché mentre la squadra si stava imbarcando per la tournée in Usa arrivò la telefonata dell’Atletico Madrid che chiedeva di non far partire il giocatore. Accettava tutte le nostre richieste economiche, ma pretendeva di averlo subito. Savic fu informato dal suo procuratore mentre era in pullman e avvertì subito Sousa, pochi secondi prima che l’allenatore fosse contattato da noi dirigenti… Con Paulo ci siamo chiariti, è stato solo un disguido».

     

    Sousa è un allenatore amatissimo dal pubblico. In passato la sovraesposizione dei dipendenti era stata mal digerita dalla proprietà. Ci sono pericoli in questo senso? «Non scherziamo. Paulo è straordinario sotto tutti i punti di vista, ma quello che è successo nelle scorse settimane è figlio di una scelta comune. Il suo comportamento è stato anche dettato da un incontro avuto con la proprietà prima della firma del contratto: la missione era quella di riavvicinare la squadra alla città dopo anni un po’ distanti. Certo che Sousa è stato un interprete eccezionale, non nel senso che interpreta un ruolo, ma proprio è suo. Non finge, è così. Poi, per quanto riguarda la sovraesposizione, dico che è vero esattamente il contrario: tutto qui è figlio del team. Anche nel caso di Kalinic, l’esempio più eclatante perché è stato Sousa a indicarlo in base alla sua idea di gioco, la richiesta è stata accolta subito e verificata dai nostri uomini mercato. Non faccio nomi, ma ci sono giocatori su cui magari l’impressione iniziale di Paulo era diversa e poi invece su consiglio del team sono rimasti, facendo benissimo. Insomma: il lavoro è davvero comune».