Ancora turnover alla ricerca della quadratura. La difesa buona base in attesa del gioco

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E’ già vigilia di campionato per la Fiorentina. La quarta partita ravvicinata del primo tour de force della lunga stagione viola. Domani al Franchi arriva il Bologna, e per Paulo Sousa è già tempo di scelte. Scelte più o meno obbligate, da effettuare anche dopo stretto consulto coi medici viola. Astori, Vecino, Ilicic, Babacar, Kuba, Rossi, diversi i giocatori non al meglio o che non hanno i 90′ nelle gambe. E la rotazione, in un gruppo che ha già intercambiato 22 giocatori diversi nelle prime 5 partite, diventa automatica anche in vista del Bologna. Decisiva la rifinitura di oggi, per valutare le condizioni di tutti i giocatori, ma i vari Kalinic, Mati Fernandez e Badelj dovrebbero salvo sorprese riprendersi i propri posti nell’asse centrale del campo, oltre a Gonzalo e Astori-Ilicic, se daranno garanzie fisiche. Tutti nodi da sciogliere nella giornata di oggi.

Intanto, con la vittoria di Modena con il Carpi è arrivato il terzo posto in classifica. La Fiorentina non agguantava la terza posizione in solitaria dal novembre 2007, ai tempi di Prandelli. Un’altra vittoria di misura, che bissa quella di settimana scorsa con il Genoa. Un successo che ha evidenziato ancora una volta la praticità della squadra di Sousa, ma allo stesso tempo una involuzione netta sul piano del gioco. Del resto lo si era intuito già dal ritiro estivo, che la Fiorentina di Sousa avrebbe fatto fatica con le cosiddette ‘piccole’, soprattutto a fare la partita, ad avvolgere gli avversari dal punto di vista della manovra. Ma del gioco in verticale e delle ripartenze veloci, anche sugli esterni, che si era intravisto nel pre-campionato e nella prima gara con il Milan, non si è praticamente trovato traccia. Un gioco spesso a ritmo ridotto, in orizzontale o su linee basse, in difesa. Ben lontano dalla filosofia proposta da Sousa nelle prime settimane in viola.

Il tutto però con una base importante: la difesa, fatta anche ad oltranza e spesso a pieno organico, concede poco (a parte alcune amnesie dei singoli, o alcune situazioni generali ancora da rodare), e la conferma è nei numeri. Seconda miglior difesa del campionato con due reti subite (tutte a Torino, in 9 minuti), tre volte su cinque la porta di Tatarusanu è rimasta inviolata; nessun gol subito nel primo tempo tra campionato ed Europa. In 5 gare la Fiorentina ha incassato gol solo nel black out momentaneo a Torino e con il Basilea in inferiorità numerica: certo, aspetti da correggere e su cui lavorare, ma aver mantenuto la porta inviolata in 3 partite è comunque un ottimo segnale.

Da qui si deve partire, lavorare, perché a Firenze – lo si è intuito nei tanti commenti degli ultimi giorni – piace anche veder giocare bene, magari un po’ anche ‘illusi’ dal gioco di montelliana memoria, con regista puro e con tutti gli effettivi coinvolti. Sousa, insomma, è atteso da una nuova fase del proprio lavoro. “Non giochiamo solo in verticale, stiamo lavorando per avere più controllo. Il Basilea ha una buona base di possesso palla, ci arriveremo anche noi.. ”, disse Sousa giovedì scorso dopo il ko con gli svizzeri. In effetti, è come se il tecnico viola stia procedendo per step, per fasi, nel far assimilare al suo gruppo le proprie idee di gioco. Concetti che vuole che siano capiti bene, a memoria, quasi come automatismi, dai suoi giocatori. Lo ha ripetuto spesso, vuole movimenti automatici e sincronizzati tra i singoli e i reparti. Qualcuno lo ha chiamato “professore di calcio”, durante la carriera da giocatore e in questi anni da allenatore. Il gruppo lo sta seguendo, lui comunica anche con toni ‘forti’ (basta vedere le reazioni con Baba e Suarez al Braglia) per dare grinta e allo stesso tempo ripetere i concetti chiave ai suoi giocatori. Quasi fino alla noia. Certo, sul piano di gioco dopo le ultime due partite la Fiorentina sembra una classica ‘né carne né pesce’. Ma valutando complessivamente il lavoro di Sousa, da Moena ad oggi, dopo tutte le vicessitudini attraversate (anche legate al mercato), alzi la mano chi avrebbe auspicato un inizio così sul piano dei risultati, o chi si sarebbe aspettato molto di più sul piano dell’identità collettiva. Tempo al tempo, insomma, verrebbe da dire, anche se il calcio viaggia, per tutti, su ritmi frenetici, con processi continui giorno dopo giorno.

Il Bologna, insomma, sarà anche un altro test per vedere se, al Franchi, Sousa potrà proporre anche un tipo di gioco più avvolgente, più piacevole. E se la difesa pare una buona base (da mantenere), c’è da lavorare sull’attacco. Sul possesso palla, ma anche su tutta la fase offensiva. “Poche palle gol? C’è tanto da lavorare, per vincere serve creare palle gol. E’ una fase da migliorare”, ha sentenziato Sousa sul tema.
Ma davanti, del resto, c’è da lavorare sul collettivo (l’opzione delle due punte proposta sempre più con frequenza nelle ultime partite) ma anche sui singoli, visto che Kalinic si è integrato bene ma è comunque arrivato da poco, Babacar ancora non è in forma al 100%, così come Rossi che procede passettino dopo passettino per tornare quel magnifico giocatore che Firenze ha osannato mesi fa (sono entrambi in ‘riabilitazione’ calcistica, come li ha definiti Sousa). Ma anche Kuba, a destra, non è ancora al top, e in prospettiva potrà essere una freccia importante.

La Fiorentina di Sousa, insomma, è ancora alla ricerca di una propria quadratura. Domani col Bologna ancora turnover, con la speranza che sul piano del gioco il pubblico del Franchi possa vedere una squadra più propositiva… ma ancora vincente.

Autore: Marco Pecorini – Fiorentina.it

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