Articolo del tifoso: Noi sì

di Luca Pagnini

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Estate 1981, Rimini. Il campionato appena finito era stato il primo dell’era Pontello. Un ottimo 5° posto con 28 gol fatti e 25 subiti. Quello era stato il torneo della riapertura agli stranieri e del post scandalo scommesse, con Milan e Lazio in serie B. In viola era arrivato l’argentino Daniel Bertoni, altri nomi da ricordare: Falcao, Krol e Prohaska (se non lo conoscete, andate a cercarlo, merita). L’annata è tutt’oggi ricordata per il gol in (non) fuorigioco del romanista Turone a Torino (scioglilingua diventato mantra): scudetto agli innominabili e discorso chiuso. A Firenze invece verrà ricordata per un girone d’andata da media retrocessione (10 punti in tutto) e un ritorno da scudetto (22 punti), la sconfitta casalinga nell’inedito derby con la Pistoiese (che però poi retrocederà lo stesso: quando si dice i Corsi e riCorsi della storia…) e, soprattutto, per l’arrivo sulla panchina, a metà campionato, di Picchio De Sisti, già numero 10 dell’ultimo scudetto. Scusate l’uso dei numeri invece dei ruoli, ma a quei tempi si parlava così, non si sentiva chiedere “chi gioca laterale a sinistra nel 4-2-3-1?”, ma il disinformato di turno poteva domandare: “chi gioca col 10?” Il 10 era colui che inventava, il 9 colui che segnava, il 5 e il 4 quelli che marcavano (picchiavano), rispettivamente, il 9 e il 10 avversari. Ovviamente il nostro 10 era lui, la Luce, Giancarlo (da altre parti con quel numero schieravano, per dire, Brady, vuoi mettere?), quell’anno miglior realizzatore viola con 9 gol, che all’epoca erano tantissimi per un centrocampista, basta considerare che capocannoniere del campionato si laureò Pruzzo con  18 segnature.

Comunque. Siamo a Rimini e il calciomercato ferve. In spiaggia le discussioni si accendono con romanisti e bolognesi, niente gobbi, li evitavo già allora. Quell’estate la nuova proprietà, dopo il primo anno di rodaggio servito a trattenere la Luce e a portare al Comunale oltre a Bertoni anche ottimi titolari come Contratto, Galbiati e Casagrande, sbaraglia il campo e in una sola sessione raduna sotto il Giglio: Graziani e Pecci, già campioni d’Italia col Torino; Massaro e Monelli, giovani speranze dal Monza; Pietro Vierchwood, rivelazione del Como, dirottato dalla Samp in prestito; Miani, onesto pedatore da quel di Udine, che darà il suo meglio durante l’accidentale oscuramento della Luce; infine ancora da Torino, ma sponda scolorata, l’onomatopeico Cuccureddu. Alla fine la formazione base (perché allora esisteva ancora la formazione base, quella che si imparava a memoria perché formata per 9/11 sempre dagli stessi calciatori)  conterà 4 innesti su 11 e si reciterà così: Galli, Contratto, Ferroni; Casagrande, Vierchwood, Galbiati; Bertoni, Pecci, Graziani; Antognoni, Massaro. Altri a dare il loro contributo, oltre ai citati Cuccureddu e Miani, saranno Sacchetti, Orlandini e Monelli. Sedici giocatori in tutto, altri tempi davvero. Come ben sappiamo, il campionato 81/82 finirà con i 45 punti in perfetta media inglese, i 36 gol fatti e i soli 17 subiti, il furto storico perpetrato da quelli e la massima volpina “meglio secondi che ladri”.

Ma non è di questo che volevo parlare, caso mai un’altra volta, oggi volevo ricordare quell’estate per il senso di speranza che attraversava Firenze dopo il buio di fine anni ’70, con la quasi retrocessione del 77/78 e la terribile campagna acquisti (?!) Bruzzone-Ricciarelli-Zagano di due anni prima (rispettivamente 1, 0 e 15 presenze in serie A con la Fiorentina). Dopo aver concluso il campionato precedente con il girone di ritorno da record, c’era una nuova speranza, di tornare a vincere, sì, ma non solo, c’era soprattutto la voglia di ricominciare il prima possibile per esserci, proprio come negli anni ‘50 e ’60, anche se noi adolescenti, tra l’altro, quegli anni li avevamo vissuti solo per sentito dire. Alla fine sarà lo stesso sentimento che di lì a dieci anni riconquisterà la città dei tifosi dopo la cessione di Baggio e l’arrivo dei Cecchi Gori.

Purtroppo quel tempo è andato e non solo perché siamo più vecchi. Adesso tra buchi di bilancio e plus valenze, si fanno i conti, non dei gol fatti e subiti, ma dei milioni che potrebbero rendere le cessioni di Tizio o Caio, del monte ingaggi da scalare o spianare e di quanto frutterebbe uno stadio nuovo… Tutto vero, probabilmente una stagione del genere non è più rivivibile, il calcio è cambiato per i troppi soldi, la sentenza Bosman, i diritti e rovesci TV, ecc. ecc., tutto giusto, ma se solo potessimo riacciuffare quella scintilla, quell’attimo… Se potessimo tornare allo spirito di quell’estate…

Firenze s’è sempre rialzata, dopo Melloni, dopo Pontello e dopo Cecchi Gori… Per questo sono certo che, nonostante tutto, Firenze c’è ancora, e loro?

di Luca Pagnini

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Claudio da Sasso
Ospite
Claudio da Sasso

Veramente un nell’articolo. Grazie Luca. Della stagione dello scudetto rubato, ricordo in maniera particolare Fiorentina-Inter 4-2. Seguita tutta d’un fiato dal parterre della Fiesole con biglietti rimediati all’ultimo. Che partita bella

Adriano
Ospite
Adriano

Grazie, anche se certi ricordi possono fare male, visto come siamo oggi, ci hai fatto rivivere sentimenti ed emozioni che solo noi, che abbiamo visto quel calcio e quella squadra (io ero sugli spalti del Sant’Elia quando ci hanno scippato) abbiamo avuto la fortuna di sentire.
Torneranno quei tempi, ci sarà un nuovo rinascimento, purtroppo, credo di NO, ci sono Bilanci e Plusvalenze, come tu hai giustamente sottolineato, in questa Società.

piccio
Ospite
piccio

hai rammentato la stagione 77/78. Fiorentina LR Vicenza 1-3.avevo 14 anni ero allo stadio e ricordo che, sul 1-2, un tiraccio (non ricordo di chi) della viola che si stampa sul palo, percorre tutta la linea di porta, sbatte sull’ altro palo ed esce… mi misi a piangere e, ricordo, non fui il solo. ci salvammo per differenza reti essendo arrivati terzultimi a parimerito col genoa.

Cuoreviola
Tifoso
Noble Member
cuoreviola

Complimenti, hai risvegliato grandi ricordi…….. ed anche brutti, ma se non altro in quei periodi “vivevamo” ora “sopravviviamo” come zombie. C’era tifo e partecipazione dove ora c’è apatia e disillusione.

alb
Ospite
alb

Però Celeste Pin quell’anno giocava a Perugia. E’ arrivato a Firenze l’anno dopo

Santa Proprietà
Ospite
Santa Proprietà

Infatti non c’è Pin. Quello che credo tu pensi sia Celeste Pin nella foto è Armando Ferroni, terzinaccio dall’autogol facile, ma in fondo di tutto rispetto, (specialmente visti i “terini” comprati dai braccini in questi ultimi 10 anni…), chiamato “Il Jim Morrison de’ noantri”. Che Pin, briaho…

alb
Ospite
alb

Quell’anno ne fece solo una di autorete, L’anno dopo si scatenò e ne fece 3

Ospite
Ospite
Ospite

Sarebbe cambiata la storia avessimo inserito subito lo zar a posto di Celeste Pin?vero anello debole insieme a Contratto di quello squadrone

Santa Proprietà
Ospite
Santa Proprietà

Codesta stagione è il 1983/84, nel mezzo a loro giostrava “tale” Passarella…

Luca P.
Ospite
Luca P.

Stai sbagliando anni, Pin arrivò dopo.

Potini
Tifoso
Potini

Di Ferroni mi ricordo le autoreti, di Casagrande i legni colpiti, di Massaro (Praticamente regalatoci nell’affare Monelli) le grandi sgroppate, di Galbiati il lancione lungo a caso dalla difesa (Scomparso col tiki taka), di Contratto la rocciosità, di Pecci una rete direttamente da calcio d’angolo, di Graziani il gran darsi da fare correndo sempre ingobbito. Peccato solo che Vierchowod sia passato da noi come una meteora: uno dei più grandi difensori visti giocare dal vivo. Della Fiesole invece a quei tempi mi ricordo le partitelle in curva sullo sterrato, prima che asfaltassero tutto.

Santa Proprietà
Ospite
Santa Proprietà

E Pippo Bosé a fare gli spettacolini davanti alla Curva Fiesole…

viceversa
Ospite
viceversa

Bell’articolo, bravo. Dici, giustamente, “il calcio è cambiato per i troppi soldi, la sentenza Bosman, i diritti e rovesci TV, ecc. ecc.,”. Ma in quell’ecc, ecc ci stanno principalmente quei 2 farabutti di platini e blatter che anno costruito un meccanismo truffaldino per cui chi vince rivince e chi perde riperde. Tanto che i gobbi maledetti riescono a vincere sempre perfino rubando relativamente poco, non come in quei due anni di furti clamorosi e sfacciati a Roma e Fiorentina.

superviola
Ospite
superviola

ricordo l’ultima partita del campionato 81/82 (Cagliari-Fiorentina e Catanzaro-Juventus) avevo poco più di 18 anni, dalla tensione mi ero rinchiuso da solo nella mia panda 30 con la radio accesa per seguire gli sviluppi, quando segno’ la juve su rigore a Catanzaro mi crollo’ il mondo addosso, ancora oggi non mi sono completamente ripreso…,
FORZA VIOLA

Simone
Ospite
Simone

A chi lo dici….

VIA I DV
Ospite
VIA I DV

sensazioni condivise da molti, ahinoi…

Potini
Tifoso
Potini

Bell’articolo Luca: complimenti. Comunque io, oltre ai numeri mi ricordo anche ruoli di cui non si parla più: Antognoni mezzala, Pecci regista, Oriali mediano, Passarella libero, Pin stopper e via dicendo. Vero, il mondo del calcio è cambiato, come è vero che è sempre cambiato negli anni e, come dici tu, Firenze e la Fiorentina ci saranno sempre, a prescindere dal proprietario. Un saluto.

il Realista
Ospite
il Realista

gran bell’articolo complimenti davvero

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