Atalanta-Fiorentina, Prandelli: “I viola non hanno staccato la spina. È una partita da tripla”

di Luca Calamai - Gazzetta dello Sport

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«L’Atalanta è qualcosa di speciale. È un mondo. Uno stile. Una famiglia. L’abbinerei, come concetto calcistico, ai baschi del Bilbao. Ed è nel mio cuore». La voce trema. Cesare Prandelli passeggia per un’ora nel suo passato. Come una fuga a Disneyland. C’è l’emozione del ragazzino che diventa calciatore, ci sono i primi passi da allenatore. Ci sono, soprattutto, i volti di tre grandi uomini.

Tre grandi presidenti. «Bortolotti, Ruggeri e ora Percassi. Un ex giocatore diventato proprietario. Tifosi prima ancora che presidenti. Uomini legati a quella terra, a quei colori. Che hanno costruito qualcosa di importante da imprenditori e hanno voluto restituire qualcosa alla squadra del cuore. Ci sono molti aspetti in comune tra il mondo Atalanta e la Fiorentina, prossima rivale dei nerazzurri. I viola due scudetti li hanno vinti, l’Atalanta un simile traguardo lo ha solo sognato. Eppure l’attaccamento è simile».

La prima immagine di Prandelli atalantino?
«Io ragazzino di 19 anni, proveniente dalla Cremonese. A quei tempi c’era un triangolo che lavorava in sintonia: Boniperti, Luzzara e Bortolotti. Arrivo a Bergamo e il presidente mi dice: “Siamo una famiglia, questa diventerà la tua famiglia”. E io mi sento a casa. Scopro che Bergamo è diversa da Cremona. Il tifoso la domenica non dice “Vado a vedere la partita con la Juve o con l’Inter”. No, dice “Vado all’Atalanta”».

Dopo aver vinto con la Juve torna a casa, a Bergamo.
«Ricordo l’anno della Coppa Uefa. C’è Stromberg. C’è Cantarutti. C’è il Mondo in panchina. E io a maledire un ginocchio che mi fa soffrire. Siringato in continuazione. Un tormento. E così a 32 anni dico basta».

Bortolotti le affida la squadra Allievi.
«E dopo pochi giorni scompare. Lasciando un grande vuoto. Lavorare al settore giovanile è stato basilare per la mia crescita d’allenatore. Io imporrei a tutti i tecnici due anni con i ragazzi. Pensate quanto sarebbe importante per dei giovani in erba crescere con i consigli di fenomeni come Mourinho, Conte o Guardiola».

Qual è il segreto del settore giovanile dell’Atalanta?
«Un centro sportivo fantastico, metodologie di lavoro sempre all’avanguardia e un continuo confronto tra i vari allenatori. In più si cerca di valorizzare i giovani del territorio. Che possono diventare dei campioni, dei giocatori A o, semplicemente, dei futuri tifosi dell’Atalanta. L’italianità è protetta. Bortolotti diceva: “Attenti al territorio”. Giusto, perfetto. E Percassi ha fatto anche di più regalando a ogni neonato della zona un body dell’Atalanta».

Oggi l’Atalanta è un fenomeno da studiare.
«Tutti i meriti vanno a Gasperini. Ha avuto il coraggio di operare scelte forti. Non ha avuto paura a cambiare strada rivoluzionando le idee iniziali. Certo, ha potuto contare sul sostegno della società. Ma lui ha dato la spinta decisiva. È una squadra che propone un calcio diverso, che ha la freschezza di tanti giovani talenti. Durerà. L’Atalanta non è una storia di un anno. Resterà competitiva anche in futuro».

Ora è vicina alla zona Champions.
«Ma il vero obiettivo è tornare in Europa dopo tanto tempo. Bergamo vale questa dimensione».

Col Napoli l’Atalanta ha giocato la partita perfetta.
«Correvano il doppio. Attaccavano in cinque-sei. Non hanno avuto paura neppure rimasti in dieci. Mi sono emozionato».

L’Atalanta non ha perso valore dopo la cessione di Gagliardini all’Inter.
«Perché comanda l’orchestra, non il singolo strumento. Gagliardini mi ha sorpreso per la disinvoltura con cui si è preso l’Inter».

Il prossimo che partirà?
«Kessie è una forza della natura. Tra pochi mesi lo vedremo in un club importante».

La Juve ha acquistato Caldara ma lo lascerà ancora un anno a Bergamo.
«Il modo giusto per programmare. Caldara arriverà con 70-80 partite di A nelle gambe e nella testa. E sarà pronto per la Juve».

Altri talenti interessanti?
«Spinazzola è un calciatore totale, Conti mi piace da morire. E Petagna sta crescendo grazie a Gasperini».

Gomez è un prezioso punto di riferimento per questi talenti.
«Mi ricorda Ujfalusi e Jorgensen nella mia Fiorentina. Gente sempre in prima fila quando inizia l’allenamento. Modelli dal punto di vista tecnico ma anche comportamentale».

Lei ha avuto la possibilità di allenare l’Atalanta di Percassi?
«Rispondo con le parole del d.s. Sartori: “Prandelli? Per noi dell’Atalanta sarebbe un sogno ma si tratta di una montatura giornalistica”».

Cosa le piace di Percassi?

«Chiuse la carriera calcistica molto giovane. E aprì un negozio di abbigliamento. Lo guardavamo strano. Un giocatore di A che sceglie di andare a vendere vestiti. Invece aveva visto lontano».

Come sono i tifosi bergamaschi?
«Esigenti. Duri. Spesso con loro non puoi mediare perché sono molto orgogliosi».

Per coltivare le ambizioni europee l’Atalanta deve battere la Fiorentina.
«Un’altra squadra che ho nel cuore. L’Atalanta non deve sottovalutare i viola. La Fiorentina ora soffre un momento particolare. È vulnerabile. Però poco più di un anno fa lottava per la Champions con gli stessi giocatori che ha oggi. La Fiorentina non ha staccato la spina. È una partita da tripla».

Anche la Fiorentina vuole ripartire dai giovani italiani.
«Un tridente Chiesa, Saponara, Bernardeschi è il modo migliore per aprire un nuovo ciclo».

Il tifoso Prandelli quando tornerà in pista?
«Aspetto la proposta giusta. La voglia c’è. Mi piacerebbe iniziare dal primo giorno di ritiro e non entrare in corsa».

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Gian Aldo Traversi
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Bravo Marco, per quello che sottolinei si può tranquillamente scrivere a caratteri cubitali quanto segue: SOUSA E’ UN ASINACCIO LUSITANO fedele al proprio immutabile, ottuso (perché unidirezionale) credo pallonaro. Che il ragliante portoghese spieghi una volta per tutte le ragioni del mobbing riservato a Zarate e De Maio.

PolemicoViola
Ospite
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No, non hanno di certo staccato la spina. Quest’anno non l’hanno mai attaccata, anzi, non sanno nemmeno dov’è l’interruttore. Ma il rubinetto dei soldi, quello ce l’hanno ben presente dove sta.

Marcomugello
Ospite
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«Tutti i meriti vanno a Gasperini. Ha avuto il coraggio di operare scelte forti. Non ha avuto paura a cambiare strada rivoluzionando le idee iniziali…..” …questa affermazione di Prandelli vale una intera biblioteca sul calcio…Gasperini ha avuto un approccio risultato sbagliato, lo ha capito in tre partite, e ha tovato l’approccio giusto per la configurazione della situazione in quel momento. Lo stesso, se si ricorda, fece Sarri l’anno scorso dopo una serie di partite negative… Sousa no….(ho una fissa, lo dico, non lo soporto molto)… lui è sempre uguale a se stesso, se ha dimenticato il suo apriscatole personale, in un deserto pieno di sassi adatti a rompere le scatolette, muore tranquillamente e serenamente di fame. E’ innamorato di un sogno, forse un giorno realizzarà ilsuo ideale di perfezione, altrove e con mecenati ricchissimi e disposti a svenarsi nello scegliere fior da fiore, tutti grandi giocatori perfetti per il suo… Leggi altro »
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