Attacco, sblocco e poi addormento. Le partenze fulminee ed il Sousa pensiero

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Tre mesi fa in pochi si sarebbero potuto immaginare che la Fiorentina di Paulo Sousa avrebbe battuto quella di Montella. Ai punti, nel gioco, ma soprattutto in un dato: il possesso palla. Battere la squadra del pallone è quello giallo o bianco sembrava infatti impossibile. Anche perché l’ossatura di quella Fiorentina era venuta meno delle figure portanti, Pizarro e Aquilani su tutti, e perché quel modo di giocare era finito spesso sul banco degli imputati per l’ormai sua troppa prevedibilità. Ed invece Sousa, San Paulo ormai per molti, è riuscito a far propria quella filosofia migliorandola fino a farla diventare quasi una sentenza. Attacco, sblocco e poi addormento la partita. Attaccando la profondità e stando subito alti. Come a Milano o come in tante altre partite dove la Fiorentina ha da subito impostato la sua manovra nella metà campo avversaria.  E non è un caso se la squadra viola è quella che ha ottenuto più punti nelle prime frazioni di gioco. 8 volte su 12, infatti, la Fiorentina ha chiuso la prima frazione in vantaggio. Ed in 7 gare su 8 ha chiuso il match col parziale/finale 1/1 ovvero vittoria al primo tempo e vittoria finale. Proprio per il discorso attacco, sblocco e poi addormento la partita.

Molto nel cambiare gli equilibri lo ha fatto il cinismo di questa squadra. E di un elemento in particolare: Nikola Kalinic, in grado di trasformare in oro quasi tutti i palloni che gli sono capitati. Così come Babacar, che seppure impiegato in maniera inferiore rispetto al croato ha una media gol/minuti giocati esorbitante, la migliore della Serie A. Ed in questo è stato più semplice anche la fase addormento la partita. Perché la percentuale di reti sbagliate si è abbattuta. Creava a volte di più la Fiorentina di Montella, ma sprecava troppo, ed il non riuscire a trovare la via del gol con facilità (quasi disarmante) che ha nelle corde la Fiorentina di Sousa esponeva quella squadra al contropiede ed a trovarsi spesso costretta a fare un possesso palla sterile.

 

 

Perché il possesso palla di Sousa ha un’altra caratteristica che lo differenzia da quella di Montella: il baricentro decisamente più alto. E non è un caso se Borja Valero è tornato ai suoi antichi splendori. Correndo meno, ma tornando ad utilizzare il cervello venti metri più avanti. Con Ilicic e lo stesso todocampista spagnoli tra i migliori per quanto riguarda la categoria assist, ovvero passaggi filtranti nella metà campo avversaria. Per fare un raffronto, l’anno scorso colui che aveva il record di passaggi effettuati era Savic.

C’era anche un problema approcci per quella Fiorentina. Diversi i primi tempi regalati agli avversari. Spesso e volentieri anche nelle partite importanti. Cosa che questa ha brillantemente superato proprio col Sousa pensiero. Sbloccare la gara da subito per poi poterla controllare con le doti tecniche sopraffini di cui la rosa gigliata è dotata, con maggiore dinamismo però. Non a caso Vecino, che è uno di quelli che in mezzo al campo è chiamato a far girare il pallone nella fase dell’addormento, è comunque il calciatore che ogni gara percorre più chilometri. Cosa che a Pizarro non apparteneva di certo.

Numeri, statistiche e filosofie. Il Sousa pensiero è riuscito, per ora, a migliorare la macchina di Montella nelle sue pecche che le avevano impedito di stare ai vertici con costanza. Cosa che Sousa spera di poter fare ancora a lungo. E le premesse ci sono tutte.

Autore: Gianluca Bigiotti – Redazione Fiorentina.it