Autostima e certezze da ritrovare. Vietato staccare la spina ora

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Sei partite senza vittorie, cinque delle quali in campionato. E il terzo posto che si allontana definitivamente. La Fiorentina e il suo finale di stagione complicato. Fuori dalle coppe, fuori dai giochi per il sogno Champions, ma soprattutto lontana parente della squadra ammirata da tutta Italia (ma non solo) fino al giro di boa. Subisce sistematicamente gol (16 nelle ultime 11 gare), è distratta, fa una fatica terribile a ritrovare il suo gioco veloce, rapido e verticale, segna poco (14 gol nelle ultime 14 gare). E soprattutto non sa più vincere. Questione in particolare di testa, di certezze che sono svanite dai confronti con Tottenham e Roma.

Tanti errori commessi, il più grande probabilmente a gennaio, da parte della società, con un mercato deficitario. Ma contro Verona, Frosinone e Sampdoria serviva sicuramente qualcosa di più. Da parte di tutti, da parte della squadra, da parte dei veterani. Perché dopo il ko pesantissimo di Roma, bisognava ripartire in ben altro modo. Lì iniziava un nuovo campionato per la Fiorentina, ad inseguire i giallorossi e con la possibilità di giocare tre gare di fila contro le ultime della classe. Invece sono arrivati 3 punti (con tre pari striminziti) su 9 a disposizione. Con la Roma che ha continuato a correre, e a fare il solco sui viola, senza troppe pressioni. I giocatori, in queste tre gare, sono stati gli stessi che avevano fatto volare la Fiorentina fino a fine dicembre. Al di là del mercato.

“Fisicamente stiamo bene, non è questione di gambe. Dobbiamo avere fiducia in quello che facciamo, nel nostro gioco: il momento brutto passerà”, ha commentato capitan Gonzalo. Seguito dal tecnico Sousa: “Forse ora siamo più discontinui durante la partita, nella prima parte di stagione eravamo più continui. Dobbiamo tornare a vincere, per tornare anche mentalmente al livello di inizio stagione. E’ un momento non semplice per noi, manca il risultato anche mentalmente, per arrivare alle convinzioni e alla determinazione che abbiamo avuto nella prima parte di stagione”. Già, questione mentale, più che fisica. Per una squadra che, nei fatti, dopo la debacle di Roma, nello scontro diretto Champions, non ha più saputo rialzarsi. Ecco perché, al di là del mercato, qualche mugugno è ricaduto anche su Sousa. Per le scelte tattiche, per un gioco che ormai da diverse gare fa fatica ad incidere; ma anche per la poca carica trasmessa al gruppo nel mini-campionato che si era aperto per la Fiorentina dopo l’Olimpico.
Senz’altro la Fiorentina ha corso e speso molto nella prima parte di stagione, forse era andata troppo forte, per mantenere quelle aspettative; ma dopo un periodo di calo anche fisiologico, bisogna che le vecchie certezze siano ritrovate. Fino a dicembre lo stesso Sousa era stato un’arma decisiva nel caricare i suoi giocatori, nel trasmettere mentalità vincente, fame di vincere. Il tutto si trasformava in approcci alle partite spesso devastanti, con tante gare sbloccate nei primi minuti e poi controllate facilmente. Il fatto che adesso la squadra, a detta di capitano e tecnico, accusi un calo mentale, non riesca a rialzarsi sul campo, è un campanello d’allarme non da poco.

Vietato, però, staccare la spina adesso. Perché se è vero che comunque “la squadra ha provato a vincere fino alla fine” contro la Sampdoria, come ha detto Sousa, l’imperativo è rialzarsi, a livello di prestazione ma anche di risultato, il prima possibile. Il vecchio detto ‘vincere aiuta a vincere’, insomma, che evidentemente funziona anche al contrario. Se non vinci, inevitabilmente è tutto più difficile. Ma in queste sette gare, la Fiorentina si gioca comunque molto del proprio futuro. Perché quel che è stato fatto fino a dicembre, con il primato in classifica ritrovato dopo 16 anni ed i sogni di gloria, rimane scritto, ma non riuscire a rialzarsi nelle prossime gare vorrebbe dire rivedere tutto il giudizio su una stagione che, ad ora, può considerarsi positiva (al di là dei tanti rimpianti).
Tutti sono in ballo per il futuro: dalla società all’allenatore, fino ai giocatori stessi. Sette gare possono cambiare nettamente i giudizi, in un senso o nell’altro. In più, c’è un quarto posto da conquistare. Per il prestigio, di arrivare comunque per un’altra stagione davanti alle milanesi (e pareggiare il trend degli ultimi anni); ma anche per la programmazione della prossima stagione. Arrivare quarti, infatti, darebbe la certezza di un posto ai gironi della prossima Europa League, mentre un quinto posto costringerebbe la Fiorentina a sperare nella vittoria della Juve in coppa Italia per evitare il doppio turno preliminare (con i viola quinti e il Milan vincente in coppa, infatti, la Fiorentina giocherebbe la prima gara della prossima stagione il 28 luglio).

Lo scorso anno, dopo la doppia batosta con il Siviglia, Montella decise di difendere la squadra (davanti ai fischi sonori del Franchi), riuscendo con cinque vittorie di fila in campionato a piazzarsi quarto; adesso Sousa (che dopo l’1-4 di Roma aveva ammesso il timore di contraccolpo psicologico) deve trovare la strategia giusta, per ritrovare vecchie certezze e tornare a vincere. Sette gare a fine stagione, troppo presto per mollare tutto.

Autore: Marco Pecorini – Fiorentina.it