B.Valero: “Sono un privilegiato. Da Madrid a Firenze…”

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    Borja Valero Udinese esultanzaSi racconta al mensile francese So Foot (in edicola domani) il centrocampista viola Borja Valero, che parla della crescita calcistica a Madrid fino all’attualità fiorentina. “A 29 anni, il fantasista della Fiorentina è forse il grande dimenticato del calcio spagnolo. Incontro con uno dei giocatori più eleganti del calcio moderno”, spiega nel promo dell’intervista il sito della rivista. Su gazzetta.it, intanto, si può leggere un’anticipazione dell’intervista a Borja Valero. Ecco alcune parole dello spagnolo: “Per me – racconta Borja Valero – il calcio era un divertimento, ma ho smesso di viverlo in modo spensierato nel giorno in cui ho varcato la soglia del centro di formazione del Real Madrid a 11 anni”. Nessun rimpianto comunque perché ormai a 29 anni, lo spagnolo vive della sua passione, con realismo: “Se non fossi diventato professionista la mia analisi sarebbe molto più amara. Durante la mia formazione ho convissuto con oltre 300 ragazzi e l’85% di loro non ha sfondato. E’ tutta gente che ha sacrificato l’adolescenza per niente”. Anche perché a Madrid non c’era pietà: “Quelli scartati li vedevi partire con lo zaino, dall’oggi al domani. E mi dicevo che avrei potuto fare anch’io quella fine. Era stressante perché non dipendeva solo dal campo ma dall’opinione dei formatori, assomigliava a X-Factor solo che non c’era il pubblico per salvarti”. Colpa della filosofia del club: “Vincere è un’esigenza. E comunque per uno che viene dalla squadra delle riserve è impossibile imporsi in prima squadra. Solo Casillas ce l’ha fatta. Quando mi ritrovai nello spogliatoio del Real non osai neppure rivolgere la parola a Zidane, il mio idolo”. Ma per il centrocampista il calcio è altro: “Al Real ti danno il miglior stipendio, una casa, una macchina, un orologio di lusso. Vivi su un altro pianeta, sei al vertice, ma non si tratta di calcio vero”.
    L’appassionato di Nba così è rinato con la Fiorentina, squadra scelta anche per la città: “Avevo molte offerte, ma nessuna mi dava la possibilità di vivere in un posto così bello”. Città che lo spagnolo vive da persona normale o quasi: “All’inizio, a fine partite uscivo a piedi dallo stadio e nessuno mi riconosceva. Ma forse oggi la gente mi apprezza perché faccio la spesa al supermercato, metto in ordine io la stanza dei miei figli, faccio il turista in città come tutti. Sono un privilegiato, c’è gente che lavora 12 ore al giorno, noi ci alleniamo tre ore al giorno. Bisognerebbe smettere di considerare i calciatori delle star, il nostro mestiere va demistificato”.
    Borja Valero cerca di vivere come tutti, interessandosi anche alla politica e non solo a Obama: “Renzi è un amico, mi pare stia facendo bene anche se trovo scioccante che sia premier senza che sia stato scelto dagli elettori. Dovrò parlargliene appena lo rivedo”. Se invece deve valutare il calcio italiano, osserva: “In Italia i campi sono la cosa peggiore, l’erba è alta, secca e può compromettere ogni azione. Ti cambia il rapporto con il pallone. Il calcio italiano è più tattico e non deve perdere le sue radici”. Forse anche per questo la moglie preferisce guardarsi il calcio spagnolo: “Con lei in casa si può guardare solo il suo Real Madrid, quando sono da solo preferisco l’intensità del calcio inglese, ma di calcio non ne guardo molto”. Senza nulla togliere alla sua Fiorentina, “squadra ibrida tra il calcio spagnolo e italiano” dove Montella gli chiede di giocare semplice: “Che è la cosa più difficile, anche se non so fare altro”. Impossibile infine scegliere tra Xavi e Pirlo: “Xavi ha un tocco unico, Pirlo è un quarterback, la Juve è lui”.