Babacar, è la volta buona? Da sicuro partente a riserva di lusso. L’assist di Sousa…

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    BabacarA fine maggio, poco prima di tornare nella sua Dakar, Babacar è passato dal centro sportivo per salutare tutti, compagni e magazzinieri. E non è stato il classico arrivederci di fine stagione, perché il ragazzone cresciuto nelle giovanili viola aveva intuito qualcosa nelle intenzioni dei dirigenti. Qualcosa che, probabilmente, lo avrebbe portato lontano dalla sua Firenze. E forse definitivamente.

    In effetti gli indizi che facevano pensare a una cessione c’erano tutti. A dire il vero lui si sarebbe mosso dalla città in cui vive da quasi dieci anni solo in caso di offerta irrinunciabile, ma la società — su indicazione dello stesso Sousa — da inizio giugno lo ha inserito nella lista delle cessioni (l’ingaggio di 1,5 milioni è ritenuto eccessivo per una «riserva»). Proprio in questi giorni, un anno fa, Babacar di fatto diventava riserva di Kalinic, nonostante premesse (contratto appena rinnovato) e speranze diverse. «È l’anno della svolta, ora divento grande», confessò al Corriere Fiorentino . Ma poi la gerarchia di Sousa non è mai cambiata. Tanto che a giugno scorso era in testa alla lista dei possibili partenti.

    Ma alla fine, due mesi dopo, è ancora lì al suo posto. In attacco sono partiti altri (Gomez e Rossi) e il ragazzo dalle «potenzialità illimitate» è rientrato al centro sportivo. Dopo un’estate al limite del surreale. «Baba c’è ma non si vede». Una strana sensazione. Si allena a parte, zero interviste e pochi sorrisi. Come se fosse, appunto, già da un’altra parte. Sudava e aspettava novità dal suo procuratore che nel frattempo cercava squadre interessate. Non era facile, però. Perché la priorità del giocatore è sempre stata comunque quella di rimanere alla Fiorentina e giocarsi le sue possibilità a Firenze. E poi perché nessun club è arrivato ad offrire i 13 milioni richiesti da Corvino. Crystal Palace (tentativo anche poco prima delle chiusura delle trattative) e Middlesbrough si sono spinti fino a otto, con ingaggio al giocatore pari a quello percepito in viola. La Fiorentina non si è nemmeno messa a parlare. Così come Baba.

    Il Sassuolo ci ha provato poi con un prestito oneroso con diritto di riscatto. Ma è arrivato un altro «No, grazie». L’unica formula era quella della cessione definitiva. E a quella cifra. Per questo alla fine è rimasto. Ora sta a Babacar cancellare e ripartire. Lo deve fare lui, giusto, ma un piccolo aiuto lo deve dare anche Paulo Sousa. Perché se è vero che altre prime punte non sono arrivate, è altrettanto vero che tante occasioni l’attaccante viola non le avrà. E quelle poche dovrà sfruttarle. La prima potrebbe arrivare già giovedì per l’esordio in Europa League contro il Paok Salonicco. Sousa sta pensando, infatti, di passare dalle parole ai fatti. E cioè mandarlo in campo dopo averlo riempito di complimenti: «Non l’ho mai visto così bene prima d’ora», ha detto di lui sabato scorso l’allenatore. Prima ci aveva parlato anche in privato (lo fa molto) confrontandosi su questioni tecniche ma anche comportamentali. E chiedendogli di fare quello che ha sempre fatto. Il gol che manca da febbraio scorso.

    In Grecia dovrebbe giocare al posto di Kalinic e non insieme a lui. L’anno scorso è successo ma l’esperimento fu bocciato, difficile che Sousa ritenti. Insomma, la nuova missione di Babacar è iniziata. Riconquistare Firenze e la sua Fiorentina, anche se sarà costretto a farlo ancora una volta nel ruolo di «vice di». Un’altra occasione per lui. Forse l’ultima, questa volta davvero.