Babacar vuol togliersi la maglia dell’eterna promessa lotta, tira, pressa e spera che sia un nuovo inizio

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    BabacarC’era una volta un “ragazzo dalle potenzialità illimitate”. Un giovane centravanti capace, a 17 anni appena compiuti, di segnare il suo primo gol in Serie A. Roba da predestinati. Sembrava, quello, l’inizio di una carriera da fuoriclasse. La prima rete di una lunga serie. Invece no. Il cammino di Khouma el Babacar è stato parecchio tormentato. Del resto, il calcio è pieno di storie così. Da campione annunciato ad eterna, ed incompiuta, promessa. Basta pensare a quello che è successo nell’ultimo anno e mezzo. Tutto pareva andare per il verso giusto. La cessione di Gomez al Besiktas, i problemi di Pepito, un contratto da top player. Dodici mesi fa Baba partiva col vento in poppa, pronto alla definitiva consacrazione. Invece no.

    L’esplosione di Kalinic, lo scarso feeling con Sousa, ed una stagione tutt’altro che esaltante. Ventiquattro presenze, per un totale di soli 1.199 minuti giocati. Nel mezzo, Babacar ci ha messo comunque 7 reti. Una ogni 171’. Non abbastanza, però, per convincere il portoghese. E così è finito sul mercato. Un estate in vetrina, tanto da esser partito per le vacanze solo dopo aver salutato tutti. Magazzinieri compresi. Peccato che Corvino non sia arretrato di un centimetro. Voleva 12 milioni di euro, e non ha fatto sconti. Alla fine, a sorpresa, Baba è rimasto. E ieri è tornato a giocare una partita da titolare. Non accadeva dal 3 aprile scorso. Allora si giocava Fiorentina-Sampdoria, e il suo match finì (per un serio infortunio muscolare) dopo poco più di un’ora. Da quel momento, non aveva messo più piede in campo. Per trovare l’ultimo gol, invece, bisogna andare ancora più indietro. Era San Valentino (14 febbraio 2016) ed una sua zampata al 94’ permise ai viola di battere l’Inter al Franchi. In Europa, addirittura, l’ultimo sigillo era arrivato il 10 dicembre 2015, contro il Belenenses. Poi, il nulla.

    «Non l’ho mai visto allenarsi così bene», aveva detto Sousa qualche giorni fa. Parole dolci confermate dai fatti. E dalle scelte. Un’occasione importante, per il “30”, che probabilmente se l’aspettava anche. Non a caso ad accompagnarlo, fin dalla vigilia, c’era anche il procuratore Patrick Bastianelli. Una specie di fratello maggiore, per lui. La risposta, soprattutto rispetto a quanto accaduto spesso lo scorso anno, è stata positiva. L’atteggiamento, ad esempio, è stato fin da subito in pieno spirito Sousa. Pressing, presenza, lavoro anche in fase di non possesso. Babacar si è sbattuto, e ha sbagliato pochissimo. Ha tenuto palla spalle alla porta, ha giocato con e per i compagni, e nel primo tempo è stato anche il più pericoloso. Una gran girata al volo (di sinistro) che ha costretto il portiere del Paok ad una parata tanto casuale quanto determinante. Niente a che vedere, per intendersi, col giocatore svagato e fuori contesto che faceva impazzire Paulino.

    Anche nella ripresa, è stato Baba il primo a rendersi pericoloso. Una demi volèe col destro parata in angolo dal numero uno greco. Fino a quando gli hanno retto le gambe, comunque, il senegalese è stato sempre e comunque dentro la partita. Poi la benzina è finita. Normale, per uno che non giocava da aprile. Per questo, dopo 75’, Sousa lo ha richiamato in panchina. Se il buongiorno si vede dal mattino però, quella di ieri per “Babone” può essere l’alba di un nuovo inizio.

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