Batosta che brucia, passa il treno Champions. Ma serve rialzarsi subito

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“E’ la partita più difficile di questo mini ciclo”, aveva detto alla vigilia Montella. Sconfitta che brucia. Quasi umiliante, il 4-0 incassato dalla Fiorentina all’Olimpico contro la Lazio. Una partita fondamentale, forse cruciale, per portarsi ad un passo dal terzo posto in classifica. E invece treno Champions che passa, ma che ancora non viene preso al volo dalla Fiorentina. Batosta che pesa come un macigno sull’umore viola, dopo 13 risultati utili consecutivi che avevano portato Firenze ad accarezzare l’Eden calcistico, in Italia e in Europa. ‘Tornare con i piedi per terra’, l’umore a caldo della piazza. “Con così tanti impegni è normale pagare qualcosa dal punto di vista nervoso e fisico”, il commento invece di mister Montella, che aggiunge: “Speriamo che questi schiaffetti possano far bene”. Beh, più che schiaffetti sembrano quattro bei ‘ceffoni‘, quelli riservati dai biancocelesti di Pioli alla Fiorentina.

Approccio soft nel primo tempo, con Neto che però aveva tenuto a galla i viola con almeno tre interventi super dopo il vantaggio di Biglia. Nella ripresa un avvio diverso, dopo evidente scossa negli spogliatoi. L’ingresso di Gilardino, l’unica punta pura a disposizione di Montella che però – evidentemente – non ha più di mezz’ora buona nelle gambe (anche a livello di ritmo e reattività), ha dato un qualcosa in più alla manovra viola. E chissà cosa sarebbe successo, per dirla come il ds Pradè, se Badelj avesse centrato la porta al minuto 56, dopo la più bella azione viola del match. Ma un episodio non cambia la morale di una gara pressoché dominata dalla Lazio, che poi sfrutta ancora disattenzioni gigliate per chiudere la partita. Del resto, Pioli alla vigilia lo aveva annunciato: “Conosciamo i punti deboli di questa Fiorentina, e vogliamo sfruttarli”. Scacco matto, perché la Lazio vince in ripartenza – e creandosi le occasioni di superiorità numerica – e sugli errori (anche individuali) di una Fiorentina sbilanciata alla ricerca del pari.

L’errore di Tomovic (a sua volta lasciato colpevolmente solo dai compagni, senza raddoppio) nell’affondare la scivolata su Felipe Anderson, che costa il rigore-svolta del match; la punizione sulla trequarti viola battuta ‘nel nulla’ da Mati Fernandez che apre il contropiede del tris biancoceleste: episodi che forse non sarebbero accaduti, soltanto una settimana fa. Da questo e molto altro emerge la necessità di ricaricare le batterie, fisiche ed anche (e soprattutto) mentali. Per un gruppo che comunque – parola di Montella – non ha perso la propria identità, la propria voglia di combattere e di arrivare al risultato. Anche se la turnazione, stavolta, non funziona alla perfezione. Del resto, impossibile non pagare stanchezza e tanti infortuni ed acciacchi che stanno colpendo la squadra viola. Basanta e Mati Fernandez incerottati e chiamati al sacrificio, così come il rientrante Savic; Badelj alla quinta gara consecutiva quasi per intero in quindici giorni, Kurtic alla terza in una settimana (e non certo un talento cristallino nel centrocampo viola, lo sloveno), Salah non messo in condizione di esprimersi all’ottava gara di fila (dopo sei gol ed un assist). E poi Ilicic adattato a prima punta, con il gioco viola che non ha trovato sfoghi negli ultimi 16 metri né come presenza in area di rigore, né con sponde per gli inserimenti dagli esterni o dalle retrovie.

Serve guardare avanti, però, perché il presente impone questo. Così come dopo il trionfo allo Juventus Stadium lo spazio per gioire è stato ben poco, adesso – come rovescio della medaglia – quasi nullo il tempo per piangersi addosso dopo il poker dell’Olimpico (anche perché, occorre dirlo, per il terzo posto non si può parlare di ‘tutto perduto’, visto che mancano ancora 12 giornate ed i punti di distanza restano 4 – seppur da recuperare a due squadre (Lazio-Napoli) e con gli scontri diretti a sfavore). Analizzare gli errori, eliminare le scorie e via verso un nuovo obiettivo. Perché fra neanche 72 ore la Fiorentina tornerà in campo, e di fronte ci sarà un’altra capitolina. La Roma, nell’andata degli Ottavi di Europa League. Un’altra squadra ferita, o ancor meglio ‘in bambola’, come dicono nel capoluogo laziale di questi tempi. Un gruppo quasi allo sbando, quello di Garcia, reduce da un “inquietante” (per dirla con le parole del tecnico giallorosso) match contro il Chievo e da nove pareggi e una sconfitta (contro i viola) in quattordici partite nel 2015.

Per la Fiorentina un’altra partita cruciale, l’ennesima di questo ciclo di ferro che comunque resta fin qui positivo e ancora tutto da vivere. Con la possibilità di recuperare qualche protagonista (Aquilani e magari Borja Valero, più il miglior Pizarro), ma anche con la consapevolezza di dover fare – ancora – a meno di un centravanti di ruolo (Gilardino fuori dalla lista Uefa, Babacar e Gomez ancora ai box). Tre giorni scarsi (compresa la seduta di scarico odierna) per preparare il match con la Roma. Una sfida importantissima, il primo tempo di 180′ che valgono un pezzo cruciale di stagione. Perché Varsavia resta sempre nei sogni di tutti, e dopo il Tottenham niente può far più paura sotto i teloni gialli e rossi d’Europa League. A patto che torni la Vera Fiorentina, quella concentrata per 95′, quella capace di ‘soffrire tutti insieme’, quella che ha messo sotto – in serie – Tottenham, Inter e Juventus nel giro di sette giorni.
Mettere subito da parte il tracollo con la Lazio, testa al prossimo obiettivo. La Roma dal 3 febbraio (2-0 nei Quarti di Coppa Italia) non è più un tabù, per la Fiorentina e per Montella. Il calendario non dà tregua, la marcia viola continua (e deve andare avanti)…

Autore: Marco Pecorini – Fiorentina.it