BenAssi nella manica, clacson e cannonate: i tifosi spingono la Fiorentina-rivelazione

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La ‘scorta’ dei tifosi allo stadio e l’incitamento durante la partita: la Fiorentina vince con Chiesa-Benassi.

Ci son tanti modi per vincere. Si può esagerare o strappar via tre punti con la forza. Dal Chievo all’Udinese. Uno show, domenica scorsa, un successo sofferto, ma per questo ancor più pesante, ieri. Perché alla fine della corsa, queste vittorie, peseranno come macigni. Gare antipatiche risolte grazie alla determinazione. Ma non solo, scrive il Corriere Fiorentino.

C’è tanto, dentro l’1-0 che permette alla banda di Pioli di restare lassù, a punteggio pieno. Due partite, due vittorie, e tanto entusiasmo in vista del primo, vero, tour de force della stagione. Dopo la sosta, infatti, si farà sul serio. Napoli, Sampdoria, Spal, Inter, Atalanta. Un filotto dal quale, in un senso o nell’altro, arriverà la prima svolta. Ecco perché era fondamentale arrivarci sulla cresta dell’onda. Squadra che vince (e convince) non si cambia. Spazio ancora a Fernandes in mezzo, quindi, con Eysseric a completare il tridente. Sono, questi due, gli unici «intrusi» di un undici che sa tanto di «definitivo». Un bel punto di partenza, in un campionato nel quale diversi allenatori son persi alla ricerca di un’identità. Pioli no. Pioli, per il momento, lavora su convinzioni solide. Modulo e interpreti. Dopo due giornate la sua Fiorentina è già riconoscibile. Anche sul campo, osservandola, s’intuiscono pregi, e difetti.

Bastava non farsi abbagliare dall’abbuffata col Chievo, per iniziare a farsi un’idea. Questa è una squadra che ha bisogno d’aria e, quindi, di spazi. Altrimenti, e il primo tempo di ieri ne è stata rappresentazione perfetta, va in affanno. Palleggio banale, lento, troppo spesso orizzontale, alla perenne ricerca di una fessura.

Mancano spazi. Eppure, con pazienza, alla fine la soluzione arriva. Ed è insieme un paradosso e una conferma. Perché tutto ci si poteva aspettare da una partita del genere tranne che il gol sarebbe arrivato in contropiede. E invece, così è. Chiesa vola nella prateria, regala a Benassi un cioccolatino che il «24» scarta, e schianta nello stomaco dell’Udinese. E sono tre, per lui, in due partite. Mica male.

C’è, poi, un elemento che va oltre la tattica. Una sensazione che si respira nitida. Questo è un gruppo che ha una voglia di imporsi. E lo si è visto nella grande esultanza, alla fine. «In quella felicità c’era tutta la voglia che avevamo di vincere. Era giusto gioire insieme alla nostra gente», ha confermato Pioli. Una squadra giovane, che trascina il suo popolo e ne trae forza. A proposito. Ieri, durante i 90’, nessun coro contro i Della Valle. Soltanto a gara finita da un pezzo, e col Franchi ormai semivuoto, se n’è (timidamente) alzato qualcuno. Non solo. In più di 500 infatti si son dati appuntamento davanti all’albergo che ospitava il ritiro. Hanno aspettato la squadra, e l’hanno scortata allo stadio. Con una richiesta. «Riprendiamoci quello che ci è stato tolto». Traduzione: l’Europa. Sarà dura, ma si può. Basta marciare compatti senza spaccature.