Bertoni: “Ci ho ripensato, meglio ladri che secondi. Segnalai ai viola Zanetti e Riquelme, ma…”

    0



    bertoniFirenze lo ha amato come pochi altri. Perché Daniel Bertoni, argentino di Bahia Blanca, seppe farsi adorare dal primo istante. Fu colpo di fulmine tra lui e la gente viola. E la passione è rimasta intatta. Era l’ estate del 1980 quando «El Puntero» sbarcò a Firenze: l’Italia dopo venti anni riapriva le frontiere del pallone, l’embargo era concluso. Per gli stranieri c’era grande interesse, figuratevi per lui che due anni prima aveva segnato il 3-1 nella finale Mundial contro l’Olanda, regalando all’Argentina il primo campionato del Mondo. «El Puntero» in A firmò la prima rete straniera dopo la riapertura: una punizione-pennellata al Catanzaro, era la terza giornata. «Lode a te Daniel Bertoni», cantava la Fiesole. 
    Non era uno qualunque: aveva classe da vendere, il sorriso sempre in canna, faceva gol e assist, era il volano di un sogno. «Lo avevamo raggiunto – ha detto a Viola Week, settimanale de La Nazione –, ma il 16 maggio ’82 ce lo hanno sottratto. Quello scudetto rubato… Sì, lo vide tutto il mondo…».
    Il primo amico a Firenze?
    «Giancarlo Antognoni. Un grande capitano, grande persona, calciatore pazzesco. Per carità, furono tutti gentili con me dal primo momento: mi volevano portare fuori per farmi ambientare. Giancarlo disse: sono il capitano, Daniel viene al mare con me. Andammo al Forte dei Marmi: sua moglie Rita ci fece sentire a casa e poi vennero a trovarci Restelli, Galli e e Galbiati». 
    La sua Firenze? 
    «Il primo anno abitavo a Montecatini, ma il conte Pontello, a ragione, mi disse di trovar casa Firenze. Non voleva che ogni giorno prendessi l’autostrada, era pericoloso. Infatti una mattina di inverno, causa nebbia, rischiai un tamponamento tremendo al casello di Prato». 
    Daniel, di lei dicevano non solo puntero, ma anche gran play boy… 
    «Di chiacchiere su di me ne ho sentite tante… La verità è che finito l’allenamento stavo molto bene a casa. Macché play boy… Ero simpatico, con un carattere molto estroverso, disponibile e socievole con tutti. E poi, scusate a chi non piacciono le donne? Vi dico una mia vecchia massima». 
    Prego.
    «Chi non ama le donne non può giocare al calcio… C’è una similitudine tra le due cose: in questo sport ci sono amore, passione, pelle… La palla in campo per me è come la donna: va amata e non calciata».
    Il dolore più grande nel calcio?
    «Aver perso lo scudetto nell’82. Sia chiaro, per me quello è vinto… Ho avuto sempre uno strano rapporto con il tricolore».
    Si spieghi.
    «Dopo il Mondiale ’82 a Fiumicino trovai l’ingegner Viola, presidente della Roma. Mi chiese di andare a giocare nella Capitale. De Sisti e il ds Corsi mi pregarono di restare, anche perché avevano perso l’opportunità di ingaggiare Littbarski e Schachner… Risposi di sì perché amavo troppo Firenze, ma la Roma vinse il campionato. Poi nell’84 la Fiorentina prese Socrates e Mascetti, dirigente del Verona, mi voleva in gialloblù ad ogni costo. Io, invece, andai a Napoli perché sbarcavano Maradona e Bagni. Il Verona vinse lo scudetto… Dopo due anni litigai con Bianchi e Allodi e purtroppo Diego non fece nulla per trattenermi… Ci rimasi molto male». 
    Torniamo a Cagliari, 16 maggio ’82…
    «Graziani segnò e l’arbitro annullò perché mi accusò di aver fatto fallo su un terzino piccolo… A Catanzaro negato ai calabresi un rigore solare… Tutto il mondo vide l’ingiustizia colossale di cui fu vittima la Fiorentina. Pare che la Federazione temesse lo spareggio per l’imminente partenza per i mondiali spagnoli». 
    I tifosi viola coniarono uno slogan molto fiorentino: meglio secondi che ladri…
    «Immensi fiorentini. Ma a loro dico che oggi a 61 anni ho cambiato idea. Meglio ladro che secondo».
    La gioia più grande?
    «Aver giocato a Firenze in una squadra competitiva. Poi negli anni seguenti iniziò il ridimensionamento. Metto nel mazzo anche la doppietta alla Juve, stagione ’83/’84. Ricordo ancora il tuffo plastico di Antognoni per un gol formidabile di testa, non esattamente la sua specialità». 
    Daniel, che le piacerebbe fare?
    «Ho conosciuto Andrea Della Valle, un vero gentiluomo. Corvino lo conoscevo già e posso dire che il suo ritorno è stato provvidenziale per la Fiorentina. Nel nostro incontro, in cui era presente anche Passarella, ho detto che a noi piacerebbe segnalare giovani argentini di talento. Io sono sempre aggiornato sul mercato sudamericano». 
    Nomi?
    «Mi piacciono Ascacibar dell’Estudiantes e Rigoni dell’Independiente. Ma ce ne sono altri. Invece ai tempi di Cecchi Gori segnalai Zanetti, Cambiasso, Samuel, Riquelme e un giovanissimo Milito. Nessuno, però, mi prese mai in considerazione».