Blog di Ludwigzaller: Baglini

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Questa settimana Ludwigzaller prova a confrontare alcune ‘proprietà’ della Fiorentina, soffermandosi soprattutto sulla gestione Baglini…pensando a Commisso

Ogni presidenza viola ha avuto il proprio stile, si è passati dalle ambizioni realizzate di Befani alla Fiorentina ye-ye di Baglini, per arrivare all’opulenza dei Cecchi Gori e all’attenta, ma sparagnina, gestione manageriale dei Della Valle. Commisso, è stato detto, somiglia a Baglini. È prima di tutto una somiglianza fisica quella che lega il pisano classe 1906 al calabrese e americano che ha preso in mano la squadra. Poi il contagioso ottimismo e la volontà di riuscire. C’è ancora agli atti, su youtube, un’intervista nella quale, subito dopo la vittoria del secondo scudetto, Baglini rivela alcuni segreti della sua bottega. Baglini spiega che per vincere un campionato non occorre spendere una fortuna. Ci vogliono giocatori buoni, ma non necessariamente bisogna andare in cerca dei migliori e dei più cari. Allora come oggi la Fiorentina del resto non si poteva permettere di ingaggiare Riva o Rivera.

Baglini si mosse con grande acume. Puntò su giovani di grande talento, a cominciare da De Sisti e Merlo, e li pagò molto bene. De Sisti era uno dei giocatori più pagati d’Italia: per vincere non puoi sempre puntare al risparmio. Accettò la logica delle cessioni destinate a produrre plusvalenze, anche se allora il termine non esisteva, e vendette Hamrin, Bertini e Albertosi. Il primo era il più produttivo cannoniere in attività, gli altri due colonne della nazionale di Valcareggi. Al loro posto arrivarono altri giovani, come Esposito o il portiere Superchi che nonostante l’età offrirono un rendimento elevatissimo. In casa era cresciuto un giocatore capace di rompere le partite con vertiginose discese palla al piede, un fulmine di guerra, tal Chiarugi. A equilibrare il mix i grandi vecchi: Amarildo riserva di Pelè nel Brasile, Maraschi, fin ad allora oscuro pedatore del Vicenza e Rizzo, un’ala di quantità che l’allenatore Pesaola utilizzava quando non voleva rischiare troppo.

Che cosa possa riprendere Commisso da quella lezione non è facile dire, ma le prime partite lasciano credere che i giovani della Fiorentina non siano inferiori a quelli di allora. C’è il campione già affermato (Chiesa) che va pagato bene e gratificato, l’ala alla Chiarugi (Sottil), e quelli che possono diventare delle sorprese, da Ranieri a Montiel allo stesso Drago. Non mancano infine i giocatori di esperienza, gli equivalenti di Amarildo e Maraschi, e penso a Boateng.

I margini di miglioramento sono ampi, ma nella scelta di chi eventualmente debba mettere in panchina i giovani occorre essere molto prudenti. Chi ne prende il posto deve essere oggettivamente superiore. Non ha senso, per come la vedo io, ingaggiare Politano o svenarsi per l’instabile Balotelli, o per un Ribery che di Sottil potrebbe essere il padre. Investire su Tonali o De Paul sarebbe scelta eccellente, ma se non possiamo arrivarci meglio restare come siamo.

La politica dei giovani è stata molto frenata negli ultimi anni, potrebbe essere giunto il momento di tornare sulla strada tracciata da Baglini, e Commisso ha il carattere giusto per interpretare questo cambiamento. In America i giovani appena usciti dall’università ricoprono già incarichi importanti, da noi si è giovani a vita: le voglio presentare mio figlio, dice un personaggio di Umberto Eco, è giovane, ha appena cinquant’anni.