Il blog di Ludwigzaller: Crisi

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Ludwigzaller commenta il ritorno sulla panchina viola di Vincenzo Montella, e quello che può significare per la Fiorentina in questa stagione e nella prossima

Nei concitati momenti della crisi il ricorso al padre nobile o al generale che si ritiene in grado di salvare la patria è un classico. Il razionale, coraggioso in senso calcistico, e creativo Vincenzo Montella si è materializzato come possibile salvatore della patria nell’attuale crisi della Fiorentina. La mediocrità o l’immaturità di alcuni possibili sostituti, da Bigica a Reja, l’impossibilità di mettere in panchina Di Francesco, la certezza della popolarità di Montella hanno congiurato a far emergere la sua candidatura, quando si decideva, tra telefonate intercontinentali, la sorte di Pioli.

Da amante dell’ordine interiore ed esteriore, della perfezione, come dell’audacia, non credo ci sarebbe stata scelta migliore. Di certi limiti del carattere, se poi esistono, francamente non mi curo. I suoi tre anni fiorentini sono stati un’avventura calcistica e filosofica che ho seguito con passione. Montella è stato il primo a importare in Italia con successo i principi del calcio di Guardiola, ha convinto subito, divertito e dato spettacolo. Innovazioni come la mancanza del centravanti di ruolo (“il centravanti è lo spazio”), i difensori che partecipavano al gioco, il 4-3-3, la preparazione muscolare sostituita dagli esercizi con la palla, gli schemi di Gianni Vio su palla inattiva, erano, per l’Italia, novità assolute, accolte spesso con sufficienza e scetticismo. Si parlò della Fiorentina di allora come della squadra che praticava il miglior calcio d’Europa. Non traggano in inganno certi esoneri: al Milan è stato fatto fuori dopo poche giornate, per l’incompetenza dei dirigenti, al Siviglia è arrivato ai quarti di Champions eliminando Mourinho.

Accettando l’offerta Montella si è preso dei rischi. La rosa non è stata decisa da lui e per certi aspetti non gli si addice. La mancanza di un giocatore come Pizarro salta agli occhi. Montella ha fondato la sua fortuna fiorentina su questo straordinario centrocampista cileno dal fisico ticcio, che occupava il centro del campo, alimentando la manovra di attacco con aperture illuminanti e opponendosi, con le buone o con le cattive (i falli tattici programmati), alle altrui ripartenze. L’immaturo Norgaard e il muscoloso Dabo, non fanno, credo, al caso suo, e Diakhate è stato improvvidamente ceduto. Più in generale Montella costruisce pazientemente un sistema di gioco per le sue squadre, ma il tutto avviene nell’arco di circa due mesi. Montella si dovrà inventare qualcosa, vedremo cosa, ma gli aggiustamenti in corso d’opera sono una sua qualità indiscutibile, sarà un piacere seguire i suoi esperimenti.

Montella può offrire sul campo di Bergamo garanzie ben maggiori di Pioli. Le partite contro l’Atalanta hanno avuto finora un forte contenuto tattico. Gasperini le ha dominate umiliando Pioli e mettendo a nudo spietatamente certe nostre incertezze. Con Montella avrà vita più difficile. Montella a Bergamo schiererà una Fiorentina votata a imporre il proprio gioco e non a subirlo, mai chiusa nella propria area, che manovrerà e terrà a lungo la palla, sfruttando al meglio un eccezionale tridente.

L’anno prossimo, con una formazione tagliata su misura, potrà fare ancor meglio, restituendoci quel piacere di veder giocare a pallone che manca da tempo.

di Ludwigzaller