Il blog di Ludwigzaller: Finale di partita

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C’è una fase particolare nel gioco degli scacchi, che si chiama finale di partita. Non è chiaro ai teorici degli scacchi quando questa fase inizi, perché c’è continuità tra il momento in cui lo scontro sulla scacchiera si dispiega ed il vero e proprio finale (così sosteneva il grande russo scacchista Alekhine). Ad un certo punto però la scacchiera improvvisamente si libera. Pochi pezzi, di solito pedoni, re, qualche cavallo, torre ed alfiere, raramente la regina, incominciano a muoversi liberamente lungo le linee vuote.

I finali sono ormai codificati, ed il computer aiuta a rendere tutto più chiaro, benché meno divertente. Sicché spesso chi è svantaggio preferisce rinunciare ed appoggia tristemente il re reclinato sulla scacchiera. Samuel Beckett vide nel finale di partita una metafora della vita: se i giochi sono fatti, ha senso continuare a lottare o è meglio arrendersi?

Quando vedo le squadre di calcio distendersi in contropiede il paragone con i finali di partita degli scacchi mi viene spesso alla mente. Nel caso del calcio i pezzi sono ancora tutti sulla scacchiera, ma la maggior parte di essi è tagliato fuori dall’azione. Il combattimento vede quattro o cinque protagonisti: il portiere, un paio di difensori, e gli attaccanti avversari in superiorità numerica ed in grado dunque di arrivare al matto che in questo caso è il goal. In questo contesto è evidente anche a chi, come me, non ha studiato a Coverciano, che le strategie che adottano difensori ed attaccanti risultano decisive per l’esito finale. Si tratta di decisioni da prendere sul filo dei secondi e che dimostrano l’intelligenza tattica dei giocatori ed il lavoro dell’allenatore. Questa particolare ed affascinante fase della partita richiede esperienza e acume tattico:  in essa eccellono i campioni, siano essi attaccanti o difensori. È anche una fase in cui è possibile guadagnare falli decisivi, che si possono tradurre in una punizione dal limite o in un rigore (vistosi perso il difensore non ha altra scelta che abbattere l’attaccante, fuori area se è possibile, ma spesso anche in area).

La strategia di Pioli è congegnata in modo che molto spesso si apra di fronte ai nostri attaccanti uno spazio considerevole, accompagnato da condizioni di superiorità numerica. È  il momento sicuramente più godibile nelle partite della Fiorentina di quest’anno. Su di una ripartenza veloce gli alfieri come Chiesa o Dias coprono rapidamente, grazie alle loro energie giovanili, ampi spazi di campo, arrivano vicino alla porta nemica prima che gli avversari si riorganizzino. Simeone segue l’azione cercando di posizionarsi in area. Nella maggioranza dei casi, tuttavia, i nostri non riescono a perfezionare questi finali con una rete. Capire come mai accada richiederebbe analisi complesse. Personalmente credo però che si possa trattare di una fase transitoria.

Il finale è roba da vecchi e i nostri sono giovanissimi. Tra tre o quattro anni diventeranno bravi ad intuire le strategie dei difensori e del portiere avversario. In questo momento manca loro l’esperienza così come mancava a Ljajic il giorno in cui solo davanti a Buffon si vide chiudere lo specchio dal più abile portiere della Juve. Ma una vecchia regola del calcio dice che se un giovane si procaccia delle occasioni e le spreca il momento in cui i goal arriveranno è vicino. Il giorno in cui riusciremo a gestire meglio questi ripetuti finali, potremo dare scacco matto a molte squadre. 

di Ludwigzaller