Il blog di Ludwigzaller – Gian Burrasca

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La serie di eventi avversi alla Fiorentina che hanno segnato la gara contro la Lazio e quelle successive riportano alla mente di Ludwigzaller le vicende di Gian Burrasca

Le disgrazie, si sa, non vengono mai sole; motivo per cui ieri me ne son successe diverse collegate insieme in modo che, se i grandi non fossero sempre propensi a esagerare l’importanza dei nostri errori, si dovrebbero considerare logicamente come una disgrazia sola”. A scrivere queste parole nel suo “giornalino” è Giannino Stoppani detto Gian Burrasca, sfortunato benché benestante bambino della Firenze del primo Novecento, le cui vicende sono narrate nel capolavoro di Vamba. Il fatto è che Giannino agisce sempre per il bene, ma le sue buone azioni divengono spesso, agli occhi degli adulti, “birbanterie” da punire con estrema severità.

Vediamo cosa è successo. Giannino si trova solo in casa, ospite a Roma di suo cognato il dottor Collalto, che ne ha preso a cuore la sorte. La scena comprende i seguenti elementi: un grosso gatto bianco  e nero, di nome Mascherino, molto amato dalla sorella zitella di Collalto, una gabbia con un canarino, un ricamo di seta, un vaso di Murano, un tappeto persiano o presunto tale. Giannino, colto da compassione, decide di liberare il canarino, ma qui gli eventi precipitano: l’uccellino lorda il ricamo di seta, il gatto gli si avventa addosso e se lo mangia. Per punire il gatto Giannino decide di sottoporlo a un getto d’acqua fredda della vasca da bagno. Il gatto si divincola e rompe il vaso di Murano. L’acqua rovina il tappeto persiano e invade il piano di sotto.

E qui per Giannino si fa dura. Come spiega a Giannino il maggiordomo, “cinque cose aveva la signorina Matilde alle quali teneva molto e che erano, si può dire, le cose che avesse più care al mondo: il suo canarino che aveva allevato lei, il suo bel gatto bianco e nero che aveva trovato e raccolto per la strada lei stessa…, il vaso di vetro di Venezia…, il ricamo di seta al quale lavorava da sei anni…, e il tappeto del suo salottino da lavoro. Ora il canarino è morto, il gatto è in agonia e dà di stomaco tutta roba gialla, il vaso di vetro di Venezia è in mille bricioli, il ricamo di seta è rovinato e il tappeto vero di Persia è tutto scolorito dall’acqua che ha allagato il salottino”.

Vengono in mente i minuti finali della partita con la Lazio, anche questi caratterizzati da una successione micidiale di eventi. Ribery viene messo fuori da Montella e si adonta, si fa poi male Caceres, entra Sottil che all’ultimo minuto perde palla per una spallata ingiusta di Lukaku, Lukaku avanza indisturbato mette al centro per Immobile che fa goal. Non è finita: Ribery infuriato per la sostituzione, e per il fallo non fischiato a Lukaku, prende il guardalinee per la giacchetta e viene squalificato per tre giornate.

Siamo stati insomma, per parafrasare Giannino, vittime di un destino crudele che si è divertito a ricacciarci nell’abisso “proprio nel momento in cui tentavamo di sollevarci”, fino al 5-2 col Cagliari. E per circostanze collegate che raramente o mai su di un campo di calcio si verificano tutte insieme e in un arco di tempo così limitato. Nato a inizio secolo, Giannino al momento della fondazione della Fiorentina avrebbe avuto circa ventisei anni, e sarebbe stato sicuramente un tifoso viola.

di Ludwigzaller