Il blog di Ludwigzaller – Italianismo

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Ludwigzaller definisce quella giocata dalla Fiorentina contro l’Atalanta una partita all’italiana. E applaude le mosse di Iachini

Torno con la memoria a un’Italia antica, a partite di calcio viste in collegamento con il Messico, a mezzanotte, con il permesso di restare alzato fino a tardi come per capodanno, un’accattivante sigla jazz che annunciava gli eventi e il mio primo interesse vero per il calcio dopo lo scudetto della Fiorentina, la mia passione per l’intelligenza di Rivera e per la maturità di De Sisti, e quel 4-3 con la Germania. Poi un mondiale spagnolo che coincise con una fase delicatissima della mia vita e la gioia di seguire l’Italia di Lippi in una casa ospitale piena di cari amici. La sigla era cantata allora da una travolgente Shakira e io sostenevo scherzosamente che si trattava di un concerto di Shakira con un’esibizione calcistica di contorno.

Dai salti sulle poltrone del salotto al tempo di Italia-Germania 4-3 ai Mondiali di Lippi, la storia del calcio italiano è costellata di grandi partite all’italiana. La stessa vittoria del secondo scudetto viola sul campo della Juve avviene al termine di una gara che Pesaola gestisce nel primo tempo e chiude nel secondo, una partita esemplare di un certo calcio, idolatrata da Gianni Brera. Queste partite sono caratterizzate inevitabilmente da momenti in cui non succede nulla, di noia e di non gioco, in cui la squadra che applica i principi dell’italianismo punta ad addormentare l’avversario, a fingersi morta. Poi di colpo tutto si rianima, Boninsegna procede sull’out rimette al centro per Rivera che fa il 4-3 sui tedeschi, Paolo Rossi approfitta della presunzione di Junior e ci porta avanti sul Brasile nei mondiali spagnoli, Del Piero inventa su assist di Gilardino in Italia-Germania del 2006.

Da tempo mancava a Firenze un calcio così, e se è quello visto contro l’Atalanta è giusto che sia tornato. Se non altro perché non si possono mangiare sempre pernici, la varietà del cibo è fondamentale in una buona dieta. Dunque nutriamoci del cibo di Iachini, che ha fatto parecchie mosse intelligenti. Ha intanto fatto fuori Federico Chiesa che al momento è d’impaccio, mettendo accanto a Vlahovic un centravanti di una certa, minima, esperienza, poi ha combinato coraggio e prudenza. Vlahovic ha fatto una delle sue partite migliori da quando è a Firenze, ha dimostrato di poter partire da lontano, ha fatto pressing, messo spesso in difficoltà chi lo doveva controllare. Quando finalizzerà la sua mole di gioco si rivelerà per quello che già si è potuto vedere, un talento raro che ci sarà conteso da grandi club.

Le partite all’italiana sono caratterizzate da infiniti incidenti e restano aperte fino all’ultimo. Nel nostro caso si è visto un arbitro che giustamente espelle uno dei nostri per somma di ammonizioni, ma che quando si tratta di pareggiare i conti si tira indietro. Abbiamo vissuto con terrore l’incedere di una Atalanta che talvolta era come la Germania del 1970, capace di tenere palla e dominare il gioco, procurandosi occasioni, ma subito dopo abbiamo ammirato Lirola sfruttare magnificamente il corridoio che gli si era aperto. E naturalmente non si può non citare l’atleta olimpico della Magna Grecia cui ho dedicato a inizio stagione un epinicio. Lo stesso Castro si è detto sicuro che la crisi sia stata superata e speriamo che sia vero.

di Ludwigzaller