Il blog di Ludwigzaller: Königsberg

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Le scelte tattiche di Montella contro la Juventus vengono paragonate da Ludwigzaller a un trattato filosofico di Kant

Ogni giorno il filosofo Immanuel Kant (1724-1804) faceva una passeggiata per le strade della città di Königsberg. Il filosofo era sensibile alla precisione. Partiva da casa alla stessa ora, le tre e mezzo del pomeriggio, e percorreva a buona andatura, aiutandosi con un bastone di canna, il medesimo itinerario: un viale alberato che in seguito fu detto il Viale del Filosofo. Gli abitanti lo consideravano un orologio vivente, più preciso di qualsiasi congegno meccanico si potesse trovare in commercio.

Come Kant, Montella è un allenatore compassato, filosofico, razionale. La sua Fiorentina scrive a ogni partita un trattato calcistico-teoretico che sta a metà tra la Critica della ragion pura e la Critica del giudizio. Ne abbiamo avuto conferma anche nella gara con la Juventus. In questa nuova fase della sua carriera fiorentina, Montella appare soggiogato da valori come l’intensità, la velocità, il pressing. Ha compreso, Vincenzo, che il calcio più compassato ed elegante del 2012 non si confaceva più agli ultimi sviluppi della scienza calcistica. Ciò gli ha suggerito una conclusione radicale: la tattica non esiste più, non serve. Affermazione che andrebbe almeno corretta alla luce del fatto che Montella l’ha espressa alla fine di una partita in cui la Fiorentina ha proposto raffinate soluzioni tattiche.

Nelle prime due partite, gli avversari riuscivano a penetrare senza eccessive difficoltà nella nostra metà campo e a rendersi pericolosi disegnando schemi pensati a tavolino. Per ovviare a questo problema Montella ha optato per una difesa a tre, il cui principale effetto è stato la liberazione delle corsie esterne, dove Lirola e Dalbert hanno dominato, mentre col supporto di Cáceres i due centrali sono apparsi molto più sicuri. La coppia BadeljPulgar ha fatto il proprio lavoro, ma il fatto nuovo è l’emergere prepotente di un talento del calcio italiano, un giocatore capace di muoversi a tutto campo, con la sicurezza dei Crujff e degli Antognoni, quel Castrovilli cui si dovrebbe ogni settimana dedicare l’epinicio dovuto agli atleti greci che partecipavano alle Olimpiadi. In avanti si è materializzato il sogno guardiolesco del centravanti che non esiste, che è uno spazio vuoto, occupato a turno da diversi giocatori: Chiesa, Ribery, Castrovilli, Dalbert e Lirola. La Juventus non ci ha capito nulla, e non era la prima volta: Allegri e Conte hanno sofferto come Sarri, in passato, la creatività tattica di Vincenzo e sono andati in crisi fino a versare lacrime.

Una partita da leggere come un saggio filosofico, ammirando la capacità del tecnico di correggere continuamente la sua costruzione in corso d’opera. Mai noiosa: perché pensata prima ancora che agita. Il divertimento, almeno per me, è mentale. Le endorfine si attivano per il ragionamento ancor prima che per i gesti calcistici.

L’assenza di gol non tragga in inganno: la mancanza di freddezza di Dalbert e Castrovilli, giustificata dall’inesperienza, e la consueta carenza di cinismo di Federico Chiesa ci hanno impedito di sfruttare le tante occasioni. Ma siamo partiti finalmente. I livelli di gioco del 2012 non sembrano più così lontani e irraggiungibili.

di Ludwigzaller