Il blog di Ludwigzaller: Il ritorno degli dei

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Gli dei non sono eternamente presenti presso gli uomini. Gli dei spariscono e ritornato. Ritorna Proserpina che il re degli Inferi costringe, dopo averla rapita, a trascorre con lui i lunghi mesi invernali, salvo lasciarla libera a primavera. A primavera anche Apollo ritorna a Delfi, dove lo attendono i suoi seguaci. E ancor più sfarzosi sono i ritorni di Bacco o Dioniso, che si sposta a bordo di un carro, accompagnato da assatanate baccanti, fauni, asini e capri.

Per un tempo sufficientemente lungo si è avuta ieri la sensazione che il Dio del calcio intendesse a sua volta fare, dopo molto tempo, il suo ritorno a Firenze. Si era dileguata, quella divinità, la sera in cui la Fiorentina era stata sconfitta nella semifinale di Europa League dal Siviglia, in occasione dell’ultima partita a Firenze di Davide Pizarro, che del Dio era un prediletto. E con Pizarro ci lasciava un altro giocatore amato dal dio, l’egiziano dagli occhi astuti Salah. E Joaquin con il suo disprezzabile amore per le tauromachie. Tra i fischi degli spettatori sugli spalti, in mezzo al caos, con Pizarro in lacrime, Joaquin con la testa alla Spagna e Salah giustamente incapace di comprendere quei fischi, il Dio del calcio si dileguò. Era un impostore (talora gli Dei sono impostori) quello che si vide apparire nel breve volger di mesi in cui Paulo Sousa diede l’impressione di poterlo evocare. Ma oggi si è avuta la sensazione che le cose potessero cambiare.

Sotto una pioggia battente, fredda, e già invernale, la Fiorentina aveva incominciato malissimo, perdendo una palla ed incassando un goal frettoloso. Ma non si era data per vinta. Forse era la prima volta quest’anno che si giocava senza equivoci con il 4-3-3 e con due ali vere, Federico Chiesa ed un Gil Dias sospettato ingiustamente di broccaggine. Un affondo di Dias, che saltava Kolarov con facilità, faceva arrivare la palla ad un Veretout assatanato, che la metteva in rete. Non molto tempo dopo, il buddista Simeone poteva avanzare in campo libero fino alla porta avversaria, salvo perdere la palla all’ultimo momento. Sul rovescio, segnava ancora la Roma. Ma nel finale, e dopo molti errori, toccava a Simeone metterla dentro di testa su passaggio del bistrattato terzino Biraghi.

Certo la Roma non poteva non accusare il colpo, tanto più che, dal limite dell’area, Chiesa faceva partire un tiro che il portiere deviava sul palo. Se quella palla fosse entrata, nello stadio si sarebbe scatenato un entusiasmo simile a quello provocato dai goal di Giuseppe Rossi nel 4-2 con la Juve. I goal del primo tempo possono essere interpretati come errori delle difese e non come frutto dell’abilità degli attaccanti. Ma va almeno detto che la Roma non incassava reti in trasferta da inizio campionato. 

Poi è andato tutto a rovescio, lo pneuma divino non spirava più. La Roma non ha ceduto, nonostante che venisse da una partita di Champions, la difesa ha sbagliato ancora, mentre i nostri non sono riusciti più a rendersi pericolosi, fino alla quarta rete, il colpo di grazia che in queste partite arriva quasi inevitabile. Difficile in definitiva tirare le somme, e capire se questa squadra potrà offrire altre prove simili, e più fortunate. Se il Dio del calcio, arrivato da queste parti per un disguido o per un errore, non riprenderà a frequentare altri stadi, facendoci di nuovo sprofondare nella noia; ma l’impressione di aver avvertito il suo soffio è stata palpabile.

di Ludwigzaller