Calcio totale… La mano decisiva di Sousa in un Gruppo che punta a vincere

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“Facciamo un calcio totale, mai vista una squadra così. E’ la squadra migliore che ho avuto in carriera”. Con queste parole il ds viola Daniele Pradè ha lasciato lo stadio Marassi domenica sera. Sensazioni, se vogliamo emozioni che hanno attraversato tutti i tifosi viola dopo la prova della squadra di Sousa. L’ennesima, da dominatrice del campo. Con un senso di quasi perfezione, in ogni ingranaggio, in ogni parte del meccanismo di gioco. Un calcio totale, fatto d’insieme. Se andiamo indietro con la mente, è quello che aveva annunciato Paulo Sousa fin dal suo arrivo (“Voglio portare ogni giocatore ad esprimere le proprie qualità individuali al servizio del collettivo“), e che poi ha ripetuto passo dopo passo, step by step. Un altro esame superato alla grande, dalla Fiorentina. Che resta prima, altre due settimane. E ora non è più una sorpresa, ma una certezza.

I viola, ad un terzo del percorso, sono tra i candidati allo scudetto. Ben diverso, come dice Sousa, dall’aver come obiettivo obbligatorio da raggiungere proprio la vittoria finale. Ma il voler lottare per vincere, volersela giocare contro tutti, alla pari (e anche di più), quello è già ben fissato all’interno del gruppo, tra tecnico e giocatori. Più di una voce dallo spogliatoio si è alzata per nominare la parola scudetto, senza paura. Basta giocarsela, consapevoli dei propri mezzi. La società, invece, resta con il low profile, senza porsi obiettivi. “Ad inizio anno ci siamo dati come unico obiettivo quello di vincere più partite possibile, con il bel gioco”, ha ribadito Pradè. Finora, detto-fatto. E forse uno dei segreti è anche questo: al primo anno di Montella, senza proclami né obiettivi dichiarati, la Fiorentina stupì tutti, con tutta una città a sostenere i viola fino alla Champions mancata di un soffio. Poi l’asticella si alzò, l’obiettivo terzo posto (minimo) fu dichiarato fin dall’estate nei due anni successivi e, alle prime difficoltà, qualcosa di incrinò. Tanto che i tre quarti posti di fila, con una finale e due semifinali di coppa giocate, sono passati quasi in sordina.

Non ‘un uomo solo al comando’, perché tanti sono gli strumenti che rendono armonica la sinfonia viola, nel nuovo calcio totale fiorentino. Ma al centro del tutto, artefice principale, c’è lui, Paulo Sousa. Colui che ha innovato e per certi versi rivoluzionato il mondo viola, portando caratteristiche potenzialmente vincenti. Senza però perdere contatto con il passato. Una sorta di evoluzione del gioco di Montella: una bella base di possesso palla (il migliore del campionato italiano negli ultimi 10 anni) per controllare le partite, ma reso più efficace da verticalizzazioni continue, pressing asfissiante (e mirato) e cambi di ritmo improvvisi.

Tutti al servizio della squadra, con le individualità esaltate dalla prova di gruppo. Già, il Gruppo, un’alchimia incredibile che sta facendo la differenza. Così come il rapporto diretto, tra Sousa e i giocatori. “Ilicic? L’ho chiamato prima di iniziare, dicendogli che non era arrivato ancora al suo massimo potenziale, che c’era ancora margine di crescita… e che mi faceva piacere migliorarlo, insieme alla squadra”, ha confessato Sousa. Rifiutate offerte milionarie in estate dal Liverpool, ferma la volontà di Sousa di credere nello sloveno, mettendolo al centro degli schemi offensivi. E la scelta sta dando ragione al tecnico. Così come con Vecino, per il quale è stata rispedita al mittente una proposta del Napoli da oltre 10 milioni a fine mercato. Sousa stava lavorando sull’uruguaiano fin da Moena, trasformandolo da mezz’ala a centrocampista completo, in grado di offrire prestazioni straordinarie in fase di copertura e in impostazione. E poi Bernardeschi, trasformato da esterno alto a laterale completo, fino a terzino. Con la piena applicazione del classe ’95, che si è concesso pienamente al tecnico. E Borja Valero? Letteralmente rinato con Sousa, da qualche muso lungo nei primi giorni di Moena (ricordate la prima conferenza stampa in estate?) a giocatore inamovibile, determinante e metronomo del centrocampo viola. Di altri esempi ce ne sono poi tanti, dal riscatto di Badelj alla nuova vita di Astori. Fino alla scelta, tutta di Sousa, di pescare Kalinic in Ucraina. Brava la società ad appoggiare il tecnico, e a prendere un giocatore già capace di far dimenticare i vari Gomez e Salah.

“Sousa è il centro del nostro progetto. Noi dobbiamo assecondarlo come società”, ha spiegato Pradè. Nel calcio totale viola, insomma, c’è un condottiero al comando: Paulo Sousa. E anche per gennaio, per allungare la coperta in difesa e coprire qualche mancanza nella rosa, ci si affiderà alle conoscenze e alle indicazioni del tecnico portoghese. Aspetto non scontato e non secondario, nel calcio di oggi. Andare a cercare il giocatore, ma ancor di più l’uomo, da inserire in un gruppo che fa proprio dell’unione e della coesione la propria forza. Fidandosi di un allenatore-manager come Paulo Sousa. L’uomo che in quattro mesi ha conquistato Firenze. Riportandola dopo oltre 15 anni al vertice del calcio italiano. Non più sorpresa, ma certezza.

Autore: Marco Pecorini – Fiorentina.it