Cento anni fa nasceva Ferruccio Valcareggi: la Fiorentina e le vittorie in Nazionale




Ex allenatore e giocatore viola, in Nazionale fu protagonista agli Europei del ’68 e nello storico 4-3 alla Germania nel ’70.

Il 12 febbraio 1919 nasceva Ferruccio Valcareggi, scomparso nel 2005. La Fiorentina, tramite una nota, ricorda l’anniversario dell’ex giocatore ed allenatore viola. Da giocatore, ha indossato la maglia viola dal 1940/41 al 1942/43 e nel 1947/48 per complessive 122 presenze e 27 gol in serie A. Da tecnico ha guidato la Fiorentina dal luglio 1962 all’ottobre 1963 e dal dicembre 1984 al giugno 1985 per 72 panchine ufficiali con score di 29 vittorie, 19 pareggi e 24 sconfitte.

NAZIONALE. Ferruccio Valcareggi fece grandi cose in Nazionale: fu l’allenatore della mitica sfida Italia-Germania 4-3 nel mondiale di Messico ’70 (‘La partita del Secolo’), e nel ’68 guidò gli azzurri alla vittoria dell’Europeo nella finale contro la Jugoslavia.

RICORDO. Zio Uccio, tutti chiamavano così Ferruccio Valcareggi, guardava alle cose della vita e del calcio con la calma di chi sa che non si può andare contro il destino, meglio lasciarlo sfogare senza affannarsi e preparare il contrattacco. Così lo ricorda La Gazzetta dello Sport. Sulla sua testa sono piovute polemiche su polemiche, ha gestito tensioni, pressioni e invadenze di campo, ma mai se n’è lasciato contagiare, quasi fosse immune dalla cattiveria e dall’invidia. Se sentiva che il sangue cominciava a ribollirgli dentro, anziché rispondere con parole velenose, faceva una passeggiata al mare, osservava quell’immensità, proprio come faceva a Trieste da bambino, riempiva i polmoni di aria buona, e tutto d’incanto passava.

SESSANTOTTO. Nel 1968, mentre il mondo ribolliva per le proteste di piazza, gli studenti si ribellavano ai professori e i figli non riconoscevano più l’autorità dei padri, l’Italia organizzava i campionati europei. In semifinale, al San Paolo di Napoli, ai tempi supplementari finì 0-0 contro l’Unione Sovietica. Fu la famosa monetina a consegnare all’Italia la possibilità di disputare la finale, all’Olimpico di Roma, contro la grande Jugoslavia. Ma siccome a zio Uccio le cose non erano mai state facili, ecco un’altra montagna da scalare: la Jugoslavia andò in vantaggio con Dzajic e soltanto a dieci minuti dal termine Domenghini riuscì a sigillare il pareggio. Sfida da ripetere. E qui Valcareggi compì il suo capolavoro: vide i suoi ragazzi stremati dalla fatica e puntò sul turnover che allora non esisteva. Cambiò cinque elementi su undici, vinse 2-0 con reti di Riva e Anastasi, e si laureò campione d’Europa (nessuno ci è più riuscito). Le strade d’Italia scoppiarono di allegria e, d’improvviso, un Paese che non era mai stato d’accordo su niente si scoprì unito. Zio Uccio, guidato dal buon senso, aveva compiuto il miracolo: se si fosse candidato alle elezioni, avrebbe ricevuto un plebiscito. Come scrisse Gianni Brera: «Uomo probo e onesto».

IL 4-3 DEL SECOLO. Due anni dopo, le stesse scene di delirio collettivo si ripeterono, e forse furono addirittura maggiori. Accadde nella notte di mercoledì 17 giugno 1970, l’Italia sconfisse la Germania Ovest 4-3 in capo a una partita memorabile durata 120 minuti. Era la semifinale del campionato del mondo, passata alla storia del calcio come La Partita del Secolo, come recita la targa affissa all’ingresso dello Stadio Azteca di Città del Messico. Valcareggi, in occasione della spedizione messicana, dovette fare più il politico che l’allenatore: il gruppo degli interisti capeggiato da Mazzola non voleva Rivera, e questi convocò una conferenza-stampa, durante la quale attaccò pesantemente il capo della delegazione Mandelli, e si preparò a rientrare in Italia. Provvidenziale l’arrivo in Messico del Paròn Rocco che convinse Rivera a restare. In mezzo a tanto tumulto Valcareggi riuscì a governare la barca e, per far contenti «mazzoliani» e «riveriani», s’inventò la famosa staffetta. Al termine del primo tempo contro la Germania tolse dal campo Mazzola, che pure era stato uno dei migliori, e inserì Rivera: i patti si dovevano rispettare. E fu proprio Rivera a segnare il gol decisivo contro i tedeschi (un minuto dopo aver commesso un grave errore in occasione del 3-3 della Germania). A quel punto, tutti gl’italiani volevano Rivera in campo nella finale contro il Brasile, ma Valcareggi (fedele ai patti) gli concesse soltanto 6 minuti nel finale. Gli azzurri persero 4-1 dalla Seleçao di Pelè e zio Uccio, al ritorno, si beccò i pomodori.