C’erano una volta passione ed entusiasmo…e meno plusvalenze

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C’era una volta una parola: passione, più o meno tutto nel mondo del calcio. Perché nel mondo del pallone coloro che sono riusciti a guadagnare si contano sulle dita di una mano. Ed anche coloro che sono riusciti a fare calcio a costo zero. Tanto più se ti chiami Fiorentina ed hai una storia ed una tradizione da onorare e rispettare. Oltre che una piazza da far innamorare ed entusiasmare.

 

Non è una macchina alla quale basta mettere benzina per farla andare. E parlare continuamente di bilanci, autofinanziamenti, virtuosità economiche non è il carburante giusto. Perché al tifoso di una squadra media come la Fiorentina non puoi stroncare i sogni ancor prima di partire. Tanto più dopo un’estate in cui non sarà stato ridimensionamento, almeno a sentire i dirigenti viola, ma poco ci manca. E non tanto perché c’è stata una riduzione del monte ingaggi (che sia del 30% o del 17% poco importa) ma perché si è avuta a più riprese la sensazione di mancata preparazione nel gestire determinate situazioni. E la raffica di mea culpa, da Rogg a Pradè, non è casuale. E allora vada per la fiducia nei giovani. Da Bernardeschi a Babacar passando per i Vecino fino a Rebic magari sognando di ripetere le gesta della Fiorentina yeye. E perché in fondo i giovani portano sempre fiducia, curiosità ed una ventata di ottimismo. Soprattutto se bravi come la nuova B2. Ma poi ecco la doccia fredda. “I giovani come strumento per fare plusvalenze”. Estremizzando il concetto, e neanche più di tanto, il messaggio passato dalla Fiorentina è questo. L’unica prospettiva è fare plusvalenze forse? L’unico modo per andare avanti è questo? Ed allora c’è già chi si è rassegnato a vedere a fine anno le partenze di uno tra Bernardeschi e Babacar. Eppure la loro stagione deve quasi ancora partire, ma l’orizzonte è già a tratti scuri per i più pessimisti. Anche perché è stata la stessa società viola ad autorizzare i cattivi pensieri.

Oggi siamo tutti più commercialisti, innegabile. Forse più clienti. Perché la disputa su quel termine che ha stancato i più torna sempre in situazioni come queste. E’ cronaca, e non è voglia di far polemica. Passione parola chiave, dicevamo. Quella che sicuramente ad Andrea Della Valle non manca e che più volte ha palesato. La freddezza in proprietà appartiene ad altri soggetti. E non solo in termini economici. Passione, quella che portava il Franchi ad essere un catino stracolmo di persone assetate di vittoria. Anche in annate in cui l’unico obiettivo era stare a metà classifica e vincere con la Juventus. Quando i quarti posti erano miraggi. Ma c’era la passione. E chi la sapeva alimentare.

Sia chiaro. Nessun rimpianto per le precedenti gestioni e nessuna voglia di passare da vedove di Cecchi Gori o antidellavalliani, o peggio ancora come rosiconi per dirla in termini della nuova disputa tra pro e anti società. Perché tutti qui hanno a cuore il bene della Fiorentina. Chi scrive, chi legge ma soprattutto chi ha macinato chilometri e fatto sacrifici di ogni genere (di qualsivoglia tipo) per amore di una maglia che non è certo nata nel 2002. E ne ha dato prova con gli oltre 20 mila abbonamenti sottoscritti nonostante in altre piazze ci siano state, e ci sono tutt’ora, rivoluzioni e sommosse per molto meno. E che ha tutto il diritto di aspettarsi qualcosa di diverso e criticare. E che allo stesso tempo, immaginiamo, abbia tanta voglia di ricredersi di fronte ai successi che tutti si augurano possano ancora arrivare. Perché le plusvalenze ed i conti in ordine sono fondamentali nel calcio moderno, dove le società sono aziende…si ma fino ad un certo punto.

Autore: Gianluca Bigiotti – Redazione Fiorentina.it