Chiesa, Nazionale e famiglia per dimenticare critiche e accuse

di Matteo Magrini - Corriere Fiorentino

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Mancini e i compagni ‘coccolano’ il talento viola che contro l’Ucraina potrebbe partire titolare. In tribuna a Marassi tutta la famiglia

Genova, per lui, è un posto speciale. Fiorentino nell’anima, ma genovese di nascita. Per Federico Chiesa queste sono ore colme di emozioni forti. Ieri, per esempio, ha toccato con mano la sofferenza di chi, in quella città, ci vive. Lì, nella «zona Rossa», ai piedi di quel che resta del Ponte Morandi, Fede (col resto della Nazionale) ha portato il saluto di un mondo, quello del calcio, molto spesso lontano dalla realtà.

Stavolta no. E la partita di stasera (ore 20.45 contro l’Ucraina) sarà l’occasione per regalare un paio d’ore di sollievo ad una città che, da quel maledetto 14 agosto, vive con un peso enorme nel cuore. «Mi chiedo come sia possibile che nel 2018 succedano tragedie così assurde — ha detto Federico qualche settimana fa in un’intervista al Corriere della Sera — a Genova ci abitano i miei nonni, ci vado spesso, la città è forte e si rialzerà».

FAMIGLIA PRESENTE. Lui, nel suo piccolo, proverà a regalargli una (piccola) gioia. Magari un gol (sarebbe il primo con la Nazionale maggiore) da dedicare, anche, alla sua famiglia. Ci saranno tutti, a Marassi. Babbo Enrico, i nonni, e molto probabilmente anche i cugini. Tutti lì, ad ammirare un ragazzo che, per un motivo o per l’altro, è sempre più spesso al centro del villaggio. Si parla sempre e comunque di Chiesa.

Basta pensare agli ultimi dieci giorni. Da talento più prezioso del calcio italiano a cattivo esempio per i ragazzini di tutta Italia. Come se un singolo episodio (il rigore che si è procurato con l’Atalanta) bastasse a cancellare tutto il resto. Prima sul trono, e poi abbattuto come se niente fosse. «È il destino dei grandi», gli ha spiegato babbo Enrico, spingendolo a prendere questa brutta vicenda come l’ennesimo esame da superare.

DRIBBLING. Fede ha ascoltato, e ha risposto sul campo. Anche a Roma, nonostante la sconfitta viola, è stato tra gli ultimi ad arrendersi. Un esempio? Sei dribbling riusciti (primato di giornata) che, sommati a quelli delle altre gare, portano il totale a 21 dall’inizio del campionato. Nessuno, come lui. Non a caso, o stasera o domenica con la Polonia,

Mancini lo manderà in campo dall’inizio. Dopo le polemiche (e gli attacchi) insomma, Fede è di nuovo il simbolo (positivo) di una Nazionale che prova a ripartire. L’idea del ct è un tridente che, oltre a Chiesa, prevede Insigne e Bernardeschi. A proposito. Per i due Federico, in azzurro, sarebbe la prima volta insieme dal primo minuto. Son loro (oltre all’attaccante del Napoli) il meglio del nostro calcio.

LA SUA FORZA. Talento, personalità, forza. La grande speranza di una Nazionale alla disperata ricerca di qualità. Con un elemento in comune: la Fiorentina. Una scuola che, evidentemente, fa bene ai giovani. Chiesa e Berna, ma non solo.