Chiesa, Pellegrini, Balotelli: l’Italia di Mancini si è (un po’) desta

da La Gazzetta dello Sport

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Quella di Roberto Mancini è una corsa contro il tempo: qualifichiamoci per l’Europeo, per strada caricheremo un paio di giovani che esploderanno e tra due anni avremo una grande Italia in grado di lottare per il titolo. Le tre amichevoli non hanno incrinato la convinzione che aveva il c.t. al momento di assumersi l’incarico, scrive La Gazzetta dello Sport. Anzi. L’hanno rafforzata con una serie di certezze e di segnali inviati alla truppa.

Difesa – Storicamente il nostro fortino, lo è anche in questa contingenza. Tornerà Chiellini, sul quale Mancio conta molto anche per trasmettere le scosse giuste all’anima. Ma Romagnoli è già più di una garanzia e il debutto autoritario di Caldara ha impressionato il c.t. Qui c’è futuro. Buono il rientro di Criscito, in attesa di Spinazzola sulla corsia mancina. A destra, dove Zappacosta ha faticato, servirebbe il recupero del miglior Conti, anche se Florenzi è un’opzione solida e Darmian un jolly prezioso. Comunque sarà difesa a 4.

Centrocampo – È qui che il pettine trova i nodi maggiori. Con una premessa: ingeneroso parlare di bocciature dopo tre partite in coda a una stagione logorante. Per dire, Cristante è arrivato stremato dall’intensa cavalcata dell’Atalanta che il Gasp pilota sempre a pieni giri. Mancini ne ha preso atto, anche parlandogli, ma lo ha impiegato per spedire un altro messaggio cardine del suo vangelo azzurro: almeno 5 uomini ad attaccare la porta, sempre. Interni d’assalto come Cristante o come Pellegrini, che ha fatto molto bene nel primo test con l’Arabia Saudita, tracciano la strada. Jorginho, anche lui spremuto ed estirpato dal reticolo sarriano di passaggi corti, ha alternato luci e ombre. Nel ruolo di centrale dei tre, Mancini, che ha sperimentato anche Cristante, recupererà opzioni, a cominciare da Verratti che dovrà finalmente dare fuoco alla sua personalità. Ma anche l’interpretazione più fisica e protettiva di De Rossi potrà ancora tornare utile. Mandragora ha sofferto contro la Francia, ma al Mancio piace e ne curerà la crescita. Ci sarà tempo anche per lavorare al 4-2-3-1. E in questo senso il recupero della fisicità di Gagliardini, affiancato a un creativo (Verratti, Jorginho, Pellegrini) sarà prezioso. Così come quello di Bernardeschi che si proporrà al centro o agli estremi del tridente a sostegno della punta.

Attacco – La prestazione di Chiesa contro la Francia è stata in assoluto la più abbagliante del trittico azzurro. È in fase di decollo verticale. Insigne è stato tra i più positivi a Torino con una continuità che raramente ha mostrato in Nazionale. I due hanno preso il largo sulla concorrenza di fascia che è agguerrita, ma attende salti di qualità: Politano, Verdi, Berardi… Balotelli, il più atteso alla vigilia, ha risposto bene: un gol fatto all’Arabia Saudita, uno procurato (Bonucci) contro la Francia, movimenti connessi con la squadra. E fuori dal campo si è comportato anche meglio, per atteggiamenti e dichiarazioni. Mancio lo ha riportato al centro dell’azzurro, ma non dimentica bomber di razza quali Belotti e Immobile. L’ipotesi del doppio bomber (4-3-1-2) entrerà in laboratorio. Roberto Mancini corre contro il tempo, ma è convinto di avere in casa tutto ciò che gli serve per batterlo.