Chiesa: “Sono molto legato a mio padre. Ora devo segnare più gol. Al Franchi si gioca sempre in dodici”

5



Il talento viola si racconta: dagli insegnamenti del padre Enrico all’obiettivo di segnare più reti, fino alla volta che Sousa lo fece esordire in Serie A

Dopo l’anteprima degli scorsi giorni, Federico Chiesa si è raccontato alla trasmissione ‘I Signori della Serie A’ in onda su Sky Sport:

RICORDI. “Da bambino mi ricordo che mio padre mi portava le maglie dei calciatori. Mi ricordo il periodo in cui giocava a Siena, che mi portava quelle di Totti, Del Piero, e quindi a me piaceva indossarle a casa e sentirmi uno di loro. Questa cosa l’ho sempre fatta finché a dieci anni sono entrato nella Fiorentina. Ho realizzato il sogno di calpestare l’erba del Franchi, di palleggiarci e di esordirci in Serie A. Ci ho sempre creduto“.

INSEGNAMENTI. “Mio padre mi ha sempre aiutato, è sempre stato lì, così come mia madre che dopo venti anni di calcio con lui mi ha trasmesso gli insegnamenti appresi. Mi hanno aiutato molto. Sono legatissimo a mio padre. Lui ci tiene molto soprattutto al comportamento in campo, la parte tecnica la lascia giustamente all’allenatore e a me stesso perché devo imparare dai miei errori. In particolare mi ha ripreso per l’espulsione contro il Pescara all’ultima giornata di campionato che non contava più nulla e ho dovuto saltare la prima della stagione successiva con l’Inter. Due ammonizioni che potevano essere evitate ed è stato giusto essere sgridato da lui e anche da mia madre”.

GOL. “Ora ne ho segnati veramente pochi rispetto a mio padre, però ho tanto tempo davanti a me. Non è un pensiero superare 216 gol, che sono tanti, adesso voglio fare la prestazione domenica dopo domenica”.

EDUCAZIONE. “Non montare la testa al figlio è la cosa giusta da fare e la stessa cosa i miei genitori la stanno facendo adesso col mio fratellino, che gioca nella Fiorentina nei Giovanissimi Nazionali U-15. Tenere sempre i piedi per terra, essere umili e lavorare tanto”.

ABBRACCIO COL FRATELLO.Mio padre per battuta il giorno prima della partita mi aveva detto <<guarda viene il tuo fratellino a fare il raccattapalle, mi raccomando se fai gol abbraccialo>> e io ci avevo già pensato, però vedendo la reazione del mio fratellino  In quel momento accanto a me, mi sono detto che se avessi segnato sarei andato ad abbracciarlo”.

MADRE. “Mia madre è fondamentale nella mia vita, in quella dei miei fratelli e anche in quella di mio padre. E’ un punto di riferimento per tutta la famiglia ed è normale che si sia emozionata nel vedere due figli abbracciarsi dopo un gol”.

SORELLA. “Mia sorella ha deciso di intraprendere un’altra strada, quella dello studio. Lei è una che come me nel calcio, ci mette tanta voglia, impegno, dedizione. Dopo soli quattro anni di Università adesso è a Milano a studiare. Anche lei ha fatto la scuola inglese”.

SETTORE GIOVANILE. “I miei genitori mi hanno insegnato a non mollare ma. Mio fratello è più forte di me perché io alla sua età non giocavo. Non ho mollato un centimetro e ci ho sempre creduto. L’allenamento era diventata per me la mia partita, perché la domenica non giocavo. Mangiavo l’erba veramente ed ero sempre determinato. Tanti allenatori non mi hanno fatto giocare tanto, ma io mi sono fatto trovare pronto. Mi ricordo che Mister Guidi mi aveva chiamato con la Primavera e mi aveva fatto giocare. Ero al primo anno e c’erano giocatori più grandi di me, mi ha fatto giocare e mi ricordo di aver segnato alla prima presenza dopo sette minuti. E lo stesso ho fatto con Sousa, quando mi ha chiesto di giocare dall’inizio allo Juventus Stadium ed io ero emozionantissimo però ero determinato e credo di essermi fatto trovar pronto anche lì. Quasi non ci credevo. Quando sono tornato a casa, insieme a mio padre e mia madre non ci credevamo. E’ stata un’emozione unica. Già ero molto felice per la prima convocazione in Serie A, ma quando il mister mi disse <<Fede giochi perché Borja Valero non ce la fa>> lì mi sono tremate le gambe”.

SOUSA. “Ringrazio il mister che mi ha dato la possibilità di giocare sia in Serie A che in Europa League e che piano piano mi ha inserito nella rosa. I dico sempre che il punto fondamentale in cui lui ha visto che potevo fare il salto di qualità è stato quando ho giocato a San Siro contro l’Inter: giocai 25 minuti e dopo un giorno e mezzo ho giocato a Torino contro la Juventus e abbiamo vinto 4-1. Lì è stata la svolta perché da quel momento mi ha sempre fatto giocare Vuol dire che avevo superato la prova”.

PIOLI. “Mi sono avvicinato sempre di più alla porta. Con Sousa giocavo largo nei cinque, adesso con Mister Pioli gioco più avanti e mi devo abituare a un altro gioco, però la mia base resta quella di lottare per novanta minuti come ho sempre fatto. Con grinta e cattiveria, ma è importante correre con intelligenza. Anche da bambino ho sempre corso tanto. Pioli ha tanta esperienza e mi sta insegnando a prendere la scelta giusta nel momento giusto che è importante all’interno dei novanta minuti”.

IDOLI. “Ho avuto l’opportunità di giocare contro Di Maria che è uno dei miei giocatori preferiti. Dopo il mio idolo Kaká, ci sono questi giocatori qui come Di Maria, Griezmann, quindi giocare contro di loro è stato bellissimo. Dopo la partita sono rimasto fuori dallo spogliatoio dell’Argentina per chiedergli la maglia ed è stato un esordio fantastico”.

NUMERO DI MAGLIA. “Il 25 è il giorno della mia nascita e poi era l’unico numero disponibile dopo il primo anno di Fiorentina, perché giustamente prima lo chiedono a quelli con più presenze e poi vengono a chiedere ai giovani. L’ho preso anche in Nazionale e mi ha portato fortuna. Quando invece non c’era questa disponibilità ho preso il numero che era rimasto. Basta esserci, del numero sinceramente non è che mi importa tantissimo”.

TIFOSERIA E FIRENZE. “Quando giochi in casa al Franchi capisci che non siamo undici giocatori ma siamo in dodici. Quando guardi la Fiesole lo capisci. Quando vai a vedere il calcio storico capisci che significa essere fiorentino e amare la maglietta viola. Questo non solo te lo fa capire la gente ma ce l’hanno trasmesso anche i dirigenti che ho avuto nel mio percorso di crescita nel settore giovanile. Bisogna sacrificarsi lottare e dare tutto per la maglia. Determinati, cattivi, è questo quello che ci chiedono i tifosi e il Mister.
Giochiamo con le maglie dei quattro quartieri di Firenze, ma questi si uniscono quando giochiamo con la maglietta viola che rappresentano ogni fiorentino. Firenze è unica in tutto. Mi è capitato un milione di volte di passare per il centro, andare agli Uffizi, al Giardino di Boboli. Vivere la città è magnifico perché senti sulla tua pelle la bellezza che certe sculture, certi monumenti, e la storia che c’è dietro e fortunatamente Firenze è una buona meta turistica e non ci sono solo fiorentini. Io con i miei compagni molte volte usciamo per far gruppo e non ci disturba quasi mai nessuno”.

5
Commenta la notizia

avatar
ultimi più vecchi più votati
Pinobrizi
Ospite
Pinobrizi

Belle dichiarazioni. Bella famiglia. Federico convinci i DV a giocare per (almeno provare a) vincere

David
Ospite
David

Sarebbe bellissimo vedere i fratelli Chiesa, entrambi, tra qualche anno, giocare assieme con la maglia viola. Utopia?

king arthur
Ospite
king arthur

Cambia aria Federico, i DV e i Leccavalle non ti meritano. Vai dove c’e’ voglia di vencere e non restare dove il settimo osto e’ un gran risultato.
Sei un bravo ragazzo e ti meriti molto di piu’.

Drillo
Ospite
Drillo

Con il gioco che da Pioli, purtroppo, di gol Federico ne fara pochi. Ieri ha fatto anche il terzino e palla a correre. È sprecato nella fiorentina, purtroppo.

Marione
Ospite
Marione

Perchè la squadra è scarsetta non c’entra Pioli. Se gli avversari ti mettono sotto sul piano fisico è normale che anche le punte debbano ripiegare a difendere. O no? Hai giocato mai a foot ball? Facevi la punta e te ne stavi solo la davanti mentre i tuoi difendevano?

Articolo precedenteFormazioni a confronto: l’esclusione di Simeone sorprende tutti
Articolo successivoMoviola Gazzetta dello Sport: manca un cartellino giallo a Vitor Hugo
CONDIVIDI