Commissario o nuovo presidente, Lega Serie A spaccata: la posizione della Fiorentina

da La Gazzetta dello Sport

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La Lega di A e B sono chiamate a fare i compiti a casa. Oggi (ore 13) è in programma l’assemblea elettiva della cadetteria. Mauro Balata, già commissario di Lega, ha grandi chance per diventare il prossimo presidente succedendo ad Andrea Abodi che si era dimesso in primavera per concorrere alla poltrona federale. C’è uno sfidante, l’ex presidente del Bari Gianluca Paparesta, ma nelle ultime settimane si è coagulato il consenso attorno a Balata.

Molto più complicata la strada in Serie A. Lunedì è stata convocata un’assemblea, trasformata in corso d’opera in elettiva con l’integrazione dell’ordine del giorno. Ma difficilmente ci sarà la fumata bianca. C’è tempo fino all’11 dicembre, quando scadrà il commissariamento di Tavecchio. Regna una sostanziale spaccatura tra i club: prima ancora che sui nomi, sulla strada da intraprendere. Alcune società non vogliono agire d’impulso nominando un presidente – e a cascata l’a.d. e gli altri consiglieri – che non convinca pienamente. Tra queste sicuramente l’Inter, il Napoli, la Roma, la Fiorentina, il Bologna, il Sassuolo, forse il Torino che pure si è speso nella commissione per individuare il profilo più adatto per il posto di amministratore delegato.

Non che si auspichi il commissariamento della Federazione, semplicemente quest’evenienza non è vista come un male, ma forse come un’opportunità per riformare il sistema dalle fondamenta, magari mettendo mano alle norme che regolano la rappresentatività. Su un punto sono d’accordo tutti i presidenti: la A non può contare il 12% contro il 34% dei Dilettanti e il 17% della Lega Pro. Allo stesso modo ci sono società, sicuramente quelle di area lotitiana, che non ammettono ingerenze dall’esterno e sono pronte a rinnovare gli organi per scongiurare il commissariamento della Federazione. Neanche la Juve e il Milan lo vogliono ma bisognerà capire a che prezzo lo si può evitare. E qui subentra il fattore Claudio Lotito.

Ha in tasca il nome di un presidente istituzionale (gli avversari lo definiscono un «fantoccio») con un passato da magistrato della Corte dei Conti e da generale della Guardia di finanza. Le società «riformiste» spingono invece per una presidenza che sia a suo agio con la politica sportiva e sappia interfacciarsi con l’a.d. Per esempio Gabriele Gravina, anche se c’è chi punta su un nome in discontinuità con gli attuali vertici. Si troverà un compromesso complessivo, tenendo anche conto delle altre cariche? Un compromesso che, giocoforza, vorrà dire scendere a patti con Lotito e i suoi alleati, fronte che ultimamente ha perso qualche colpo ma è ancora in grado di rappresentare quantomeno una minoranza di blocco.

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