Corrado Viciani, uomo umile, ci ha lasciati. E’ morto due giorni fa

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    luttoNo, non era famoso, non ebbe mai pedane rosse per arrivare sulle prime pagine dei giornali sportivi (ma Brera lo stimava), e forse per questo, o anche per questo, lo ricordiamo oggi semplicemente, ma con il cuore in mano, ciao, Corrado Viciani. E’ morto due giorni fa nella sua Castiglion Fiorentino, sebbene fosse nato a Bengasi, in Libia. Giocò una trentina di partite nella Fiorentina, era mediano, niente di speciale, una riserva, ma non si atteggiava mai a quello che non era, In viola esordì nel ’48, c’erano c’erano Costagliola, Zoppellari, Pandolfini Sperotto, Marchetti, Biagioli, Ponticelli, Zanolla. Una sola partita, ma indimenticabile per quello che significava. Giocò infatti nella squadra ragazzi contro quelli del Torino, dopola tragedia di Superga. C’era anche Cervato tra i viola. 
    Viciani segnò un gol a Novara, con Ghersetic e lo svedese Ekner. Fu chiamato in primna squadra tren tunto volte, passò poi al Como e da lì al Genoa. Come allenatere cominciò nella Fedit Roma. Il momento migliore lo ebbe alla guida dela Ternana, in serie A. Tutti dicevano che Viciani aveva inventato il «gioco corto», passaggi ravvicinati, mai lanci molto lunghi. Anni dopo spiegò, con un sorriso: «Gioco corto perchè non avevo giocatori di classe, e allora bisognava non buttar via il pallone con grandi lanci. Dissero che era una nuova tattica molto interessante. Macchè, era un nascondiglio…..». Finita la carriera, eccolo per intero e fino in fondo. Viciani non cercò rimembranze, come quando faceva allenare la squadra anche la mattina delle partite. Suo figlio giocava nella sua stessa squadra e guai a lui se osava risparmiarsi, vero Corrado? Il passaggio lungo lo hai fatto ora, ciao, ciao, ciao.