Da Cognigni a Pradè: prove di rilancio (apparente)

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Prove di rilancio. Prima il presidente Mario Cognigni (“Montella in discussione? Ci siamo legati a lui per un periodo molto lungo perché abbiamo sposato il suo modo di vedere il calcio e la sua filosofia. E la stessa cosa ha fatto lui con la nostra società”), poi il d.s. Daniele Pradè (“Restiamo uniti. Questa è stata la nostra forza in questi due anni, questa empatia che ha fatto scattare di nuovo la scintilla. Non possiamo permetterci di perderla. Non possono essere un paio di sconfitte a far cambiare tutto. Restiamo uniti.Io sono in scadenza, è vero, ma stiamo tutti già lavorando per la prossima stagione. Quindi, nessun fine ciclo”): da società e dirigenza arrivano segnali di disgelo. Di distensione. Di serenità, quantomeno apparente. Dopo questo inizio di stagione non propriamente semplice, e soprattutto dopo le ultime due sconfitte, c’è chi aveva puntato il dito su Tizio o su Caio.

“È colpa di Montella perché è in totale confusione”, “È colpa di Pradè e Macia che hanno sbagliato completamente il mercato”, “È colpa della proprietà perché non ha investito abbastanza”: da ogni angolo di Firenze e non solo, si cerca di trovare il colpevole del campionato fin qui anonimo disputato dalla Fiorentina, sostenendo all’unisono, inoltre, che “il giocattolo si è rotto ed è tutto da rifare”. Della serie: mandiamo via Montella & Co. e ricominciamo da zero. Possibilmente con Luciano Spalletti…

Ma mentre la città e la stampa si interrogano sui colpevoli, snocciolando percentuali come non ci fosse un domani (chissà poi perché esistono teorie secondo le quali un allenatore bravo se non addirittura geniale per due anni, finisce per diventare in poco più di due mesi incompetente e incapace di fare formazioni e cambi nell’arco dei 90 minuti…) , la ‘famiglia’ Fiorentina esce allo scoperto e zittisce tutti. “Restiamo uniti. Nessun ciclo finito”. Magari è una frase di circostanza. Un diktat ‘a termine’. Ma è almeno un modo momentaneo per schierarsi, per cercare di uscire dalla crisi senza che nessuno (oggi) si faccia troppo male (metaforicamente parlando). Per adesso, dunque, allarme rientrato: Montella è e sarà ancora l’allenatore della Fiorentina, avendo la fiducia della società. Pradè sta lavorando al futuro, a prescindere dal suo contratto…

Del resto, si sa, i contratti alla fine cosa valgono? 2017, 2019, o 2015… tutto può succedere. Essere legato ad un club con un contratto lungo e oneroso serve a poco se non arrivano i risultati. Se non c’è soddisfazione reciproca in quello che viene fatto, nel progetto. Mazzarri insegna. E non solo lui… visto che lo sport preferito dagli italiani del calcio è ‘scambiare’ gli allenatori, come fossero figurine. Celo-celo-manca… Quindi, archiviamo quello che potrà essere o non essere il futuro viola e concentriamoci sul presente, possibilmente “tutti uniti”. Per quello che ci auguriamo sia il rilancio viola. Poi a giugno si sveleranno le carte. A giugno, però…

Autore: Michela Lanza – Redazione Fiorentina.it