Da San Siro a San Siro, il Kalinic ‘appannato’ in crisi di gol (e poco aiutato)

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    Kalinic donnarumma milanUn gol in due mesi. Se si parlasse di un attaccante normale, la croce sarebbe già abbondantemente ricaduta sulla sua testa. E invece si tratta di Nikola Kalinic, colui che a suon di sportellate, giocate e soprattutto gol ha trascinato la Fiorentina per metà stagione. Normale, e senz’altro fisiologico un calo, per un giocatore che non si è mai fermato da metà luglio, tra Fiorentina, Nazionale… ed anche Dnipro. Perchè il croato, non dimentichiamolo, ha giocato la prima gara ufficiale il 19 luglio, un mese prima di tutti gli altri.
    Ma i numeri parlano chiaro
    : un gol nelle ultime nove partite giocate, di cui otto da titolare e per oltre 90′. Il solo timbro contro il Chievo, prima della sosta, poi per ritrovare l’ultimo gol di Kalinic bisogna tornare alla straordinaria doppietta contro l’Empoli, a metà novembre. Un giocatore, Kalinic, che nelle prime 14 gare giocate in maglia viola aveva messo a segno 10 reti. E che anche quando non aveva segnato, riusciva a fare un lavoro incredibile per la squadra. Anche dopo l’Empoli, assist contro il Basilea, rigore conquistato contro l’Udinese, ed anche due assist a Palermo. Ma mano a mano la qualità delle prestazioni è calata. Con poca brillantezza nelle gambe. Imbrigliato spesso nella morsa dei difensori avversari. A Palermo le occasioni Kalinic le aveva avute; ieri, con il Milan, il ‘vecchio’ Kalinic quella palla in corsa appena dentro l’area l’avrebbe trasformata in rete, o quanto meno messa nello specchio… non quasi in fallo laterale. Così come i tre cross consecutivi da sinistra di Alonso, sui quali mai ha anticipato il difensore avversario.

    Da San Siro a San Siro, insomma, tutto è cambiato per Nikola. Era il 29 settembre, e con l’Inter viveva il suo momento più alto in maglia viola. Tripletta e rigore procurato, schiantata a domicilio l’allora capolista. Allora c’era un’accoppiata con Ilicic che funzionava a meraviglia, ma soprattutto tutta una squadra che viaggiava a mille all’ora. Adesso sembra cambiato un po’ tutto, dopo le ultime due prestazioni opache della banda di Sousa. Ed anche Nikola ne risente, là davanti. Spesso troppo solo, chiuso preventivamente dal centrocampo avversario che non lascia spifferi, e da difensori rocciosi con cui battagliare.

    “Nikola ha avuto un momento di difficoltà, ma sta di nuovo tornando alla sua condizione migliore. Ha avuto un rendimento un po’ più basso ultimamente, anche sul piano organico. Ma adesso sta tornando al suo massimo livello”, aveva detto Sousa alla vigilia. Sul campo, la prestazione del croato ha detto altro. Che il momento buio personale, e insieme quello di squadra, non è passato. Sousa, insomma, aspetta il ‘vero’ Kalinic, ma anche l’allenatore dovrà trovare delle soluzioni al mal di gol della Fiorentina, che ha segnato una sola rete (con tiraccio disperato di Roncaglia) in due partite tra Milan e Lazio, arrivando pochissime volte alla conclusione in porta. Tutte le avversarie – anche le presunte ‘grandi’ – hanno iniziato da tempo a studiare il gioco viola ed anche gli antidoti al calcio spumeggiante proposto da Sousa per mesi. Dal mercato l’arrivo di uno come Tello potrà aiutare a dare nuova linfa alla manovra offensiva (l’anno scorso 11 assist e 8 gol per lui), consentendo anche a Bernardeschi di tornare ad agire dietro la punta. Ma starà anche a Sousa, trovare delle alternative al conosciutissimo gioco viola. Magari provando ad affiancare Rossi a Kalinic, o riproponendo l’opzione delle due punte con Babacar.
    Aspetti che verranno provati nella settimana che porta al Torino. Serve una svolta, per non buttare tutto al vento.

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