Da Virgili-Malatrasi a Chiesa-Berna: quando i giovani viola conquistavano l’Europa

di Francesca Bandinelli - Il Corriere dello Sport/Stadio

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Giovani e spregiudicati, come i babies che, oltre ad aver giocato finali in campo internazionale, hanno anche vinto. Da Malatrasi a Chiesa la storia viola racconta di ragazzi capaci di rincorrere e costruire sogni. I “leoni di Ibrox”, per esempio, che con il doppio successo contro i Rangers hanno conquistato la prima edizione della Coppa delle Coppe, nonostante un campionato da dimenticare, con una classifica modesta, ben lontana dagli anni dei secondi posti. Storia questa che per certi versi ricorda quella di oggi.

I LEONI DI IBROX. Ricky Albertosi stava provando a carpire i segreti del collaudato Giuliano Sarti, eppure in campo ad Ibrox c’era lui, capace di difendere il doppio vantaggio dei viola confermato pure al Comunale nella gara di ritorno. Giocarono pure Pietro Gonfiantini, difensore elegante che quando sollevò la coppa aveva 24 anni e Sergio Castelletti, uno dei terzini più forti della storia viola che era arrivato a Firenze tre anni prima, a 21 anni dopo essere stato un meccanico in un’officina di Casale. Saul Malatrasi, 24 anni, era stato acquistato dalla Spal nel ’59 e oltre alla Coppa delle Coppe del ’61, nello stesso anno, vinse anche la Coppa Italia. In mezzo al campo, invece, c’era Dante “Pampurio” Micheli, un po’ mezzala e un po’ mediano, che per quanto utilizzato col contagocce ha comunque fatto sentire il peso della sua presenza. Mattatore ad Ibrox, invece, fu Gigi Milan, 24 anni, determinante nel successo di Glasgow con una doppietta e pure al ritorno a Firenze, oltre ad aver segnato nella finale di coppa nazionale contro la Lazio.

CONTRO IL REAL. Dopo la conquista del primo scudetto, nel ’56, i sogni dei tifosi viola si radunarono tutti attorno alla finale di Coppa dei Campioni. Al giovane Claudio Bizzarri, finalista a Madrid nel ’57, non riuscì a sfruttare le sue qualità, mentre al suo coetaneo Aldo Scaramucci, mediano, toccò l’arduo compito di controllare un certo Alfredo Di Stefano. Pur cavandosela con onore, non riuscì a trascinare la squadra sul tetto d’Europa. Beppe Virgili, per tutti “Pecos Bill” per quella sua passione sfrenata per i fumetti di quel personaggio, era da tempo il terrore delle difese nonostante i suoi 22 anni, ma pure lui, al fischio finale, fu costretto ad arrendersi.

CONTRO LA JUVE. Nel 1990, nonostante un Baggio superlativo anche in campionato, la Fiorentina non ingrana: dodicesimo posto in classifica, ma in Coppa Uefa i viola viaggiano a pieni giri. C’è Marco Nappi (24 anni), la “foca” che faceva simpatia, imprevedibile e capace, all’improvviso di esibirsi in numeri da funambolo, è stato quello delle reti pesanti e significative che hanno permesso ai viola di arrivare a giocarsi la doppia finale (persa) contro la Juventus: rete ad Auxerre ai quarti e pure a Brema (decisiva per il passaggio del turno) in semifinale. Il resto lo ha fatto Baggio, allora ventitreenne che con la Fiorentina aveva fatto il suo debutto con Bersellini nell’’86 proprio in campo internazionale, e pure Renato Buso, acquistato dalla Juve nell’estate dell’’89. Nella finale di andata, persa a Torino per 3-1, giocò un pugno di minuti pure il giovane Malusci, che avrebbe festeggiato la maggiore età quasi due mesi più tardi.

FINALI SFIORATE. Le finali internazionali, da allora, sono state solo sfiorate. Nella semifinale di Coppa Uefa conquistata dai viola di Cesare Prandelli contro i Rangers, nel 2007, in campo i più giovani erano Montolivo (23 anni) e Pazzini (24), mentre con Montella nel 2015 gli Under 24 erano Savic (24) e Momo Salah (23) arrivato in prestito dal Chelsea nelle sessione di mercato invernale dello stesso anno. Adesso, tocca a Bernardeschi e Chiesa, i baby diventati grandi di questa Fiorentina 2.0 ripercorrere le orme degli illustri predecessori. A caccia di una finale europea e pure di un trofeo.