Da Walt Disney ad Einstein..Mihajlovic duro contro Firenze e la Fiorentina

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    mihaDopo Dante, è volta di Einstein e Mister Disney: Sinisa Mihajlovic va a pescare in America, dal fisico tedesco naturalizzato americano e dal fumettista papà di Topolino. «Il mio vero problema a Firenze è stato il rapporto con i tifosi, perché non mi piace andare a cena con i capi delle curve: loro all’inizio rimpiangevano Prandelli, poi volevano Delio Rossi. Lo hanno avuto, ma si sono salvati all’ultima giornata. Ha ragione Einstein, è più facile spezzare un atomo che il pregiudizio, ma il tempo è galantuomo». Ha lasciato Firenze senza essere mai entrato nel cuore, il tecnico serbo. 
    Non ha lasciato il segno il primo anno, quando comunque rispolverando l’estro di Cerci è riuscito a salvare la Fiorentina, né tantomeno l’estate successiva, quella del tira e molla con l’Inter. Cinquantadue partite sulla panchina viola, fino al 7 novembre 2011: 18 vittorie, 18 sconfitte e 16 pareggi, con una media punti-partita di 1,38. 
    Meglio di quanto fatto al Bologna (0,90), ma peggio dell’anno straordinario vissuto a Catania che aveva convinto la proprietà viola a puntare su di lui. «La mia esperienza in viola è stata dolce e amara. Ho sempre avuto un buon rapporto con i Della Valle: pensavano che cambiando allenatore si potesse riaprire fin da subito una nuova era di successi, ma molti di quei giocatori erano scarichi». Montella però fa paura: «E’ un caro amico, ma spero che la sua Fiorentina faccia soffrire meno la mia squadra di quanto non abbia fatto lui quando giocavamo». 
    Di certo Mihajlovic, a Genova ha riportato il gol: la Samp non segnava così tanto dalla stagione 2007/08. Nemmeno l’anno del quarto posto erano arrivate così tante reti. «Non vogliamo porci limiti – ha continuato -, gli obiettivi possono essere cambiati in corsa in base agli obiettivi di volta in volta raggiunti. Vogliamo provare a vincerle tutte da qui alla fine, anche se ci sono ostacoli come quello viola. Gli ostacoli sono fatti a posta per essere oltrepassati: non dobbiamo aver paura di pensare in grande». Come Walt Disney, ma con un altro lieto fine. Per i viola.