Dieci giorni per lavorare sugli errori. La sosta servirà (soprattutto) ad un giocatore per reparto

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Tre giorni di pausa, da oggi la Fiorentina tornerà ad allenarsi al centro sportivo. Giorni che servivano per staccare la spina, alla squadra ed a Paulo Sousa, che da quanto è arrivato a Firenze ha vissuto tutto d’un fiato la sua avventura in viola. Nelle ore in cui si danno giudizi e si valuta l’operato della società nella campagna acquisti, lo staff tecnico ha lavorato per cercare di capire il motivo del black out nel secondo tempo di Torino. Un crollo verticale inatteso, per quelli che erano i parametri del pre-campionato e della prima partita ufficiale contro il Milan. Esclusi cali di natura atletica, anche se per il gioco impostato da Sousa la condizione fisica è importantissima. Praticamente fondamentale. Per quanto visto fin qui, quando la Fiorentina riesce a pressare alta in maniera organica, con tutta la squadra e non solo con i singoli, non va mai in difficoltà. Anzi, il ritmo del gioco è sostenuto, la palla viaggia bene in verticale e la manovra è vivace in zona gol. I problemi arrivano quando il ritmo si abbassa ed il Torino è stato bravo a far andare la partita proprio come l’aveva pensata alla vigilia. Pazienza nella prima ora, con i granata che quasi sembravano non voler neanche pressare i portatori di palla viola. Gli uomini di Ventura erano tutti rintanati nella propria metà campo, per contenere le accelerazioni viola. Un modo di affrontare la Fiorentina che adotteranno diverse squadre. E che darà fastidio. Dava fastidio anche al gioco di Montella, il cui possesso palla poteva risultare sterile contro squadre con dieci uomini dietro la linea della palla. Ma l’attenzione deve essere massima quando gli avversari ripartono in contropiede. Il Torino l’ha fatto in occasione del secondo gol. Linea di difesa viola troppo alta, con tanto campo alle spalle dei difensori. E’ bastata un passaggio in verticale per consentire a Quagliarella di scappare alle spalle di Roncaglia e battere Tatarusanu. Un campanello d’allarme che nessuno ha sottovalutato. Anzi, che un gol del genere sia stato preso alla seconda giornata è un monito prezioso per il futuro. D’altra parte, almeno da qui a gennaio, i difensori che hanno giocato a Torino saranno i titolari. Pasqual se la gioca con Alonso e Astori proverà a soffiare il posto a Roncaglia. Ma probabilmente poco cambia. Tomovic è ormai il titolare della fascia destra e questo racconta di un’alternativa che non c’è. Ci può giocare Roncaglia, probabilmente Gilberto. Ma sembrano ripieghi. Insomma, Sousa lavorerà nel corso di questi dieci giorni con i giocatori a disposizione (in difesa mancheranno Pasqual, Gonzalo, Roncaglia e Tomovic per gli impegni con le nazionali) e viste le assenze si concentrerà soprattutto sull’inserimento di Astori, uno dei pezzi pregiati del mercato estivo.

 

Risalendo a centrocampo, la sosta servirà soprattutto a Mario Suarez, apparso poco a suo agio nel centrocampo a due disegnato all’Olimpico. Accanto a Borja Valero ha faticato non poco a trovare ritmo e posizione. Strano, per un giocatore dalla caratura internazionale. Sfrutterà la pausa per lavorare e per convincere Sousa, anche perché quello è uno dei pochi ruoli dove c’è abbondanza. Vecino, dopo essere stato bloccato sul mercato, scalpita per giocare. Ma è Badelj che sembra il giocatore più adatto per far coppia con Borja Valero. Occhio poi ai due Fernandez. Mati sta ritrovando la condizione dopo un’estate piena di impegni, Verdù viene dipinto da alcuni dirigenti viola come uno in grado di togliere la maglia da titolare a chi ce l’ha attualmente.

 

Infine l’attacco. Sosta preziosissima per Rossi, naturalmente, ma anche per Babacar. Il senegalese doveva essere il titolare indiscusso dell’attacco viola, ma si è visto sorpassare in un batter d’occhio da Kalinic. Zero minuti giocati in due partite ufficiali sono un segnale preoccupante. Starà a lui far capire a Sousa che è pronto a prendere in mano l’attacco. Kalinic permettendo.