Diritti Tv, Mediapro: ecco le garanzie. Martedì i club di Serie A decideranno

Di Marco Iaria - La Gazzetta dello Sport

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Come riporta La Gazzetta dello Sport, le garanzie di Mediapro sono già sul tavolo del presidente Gaetano Miccichè. Martedì l’assemblea di Lega dovrà decidere se accettarle o se percorrere nuove strade. Il gruppo spagnolo, che si è aggiudicato i diritti tv della Serie A 2018-21 con un’offerta da 1050 milioni annui e che si è visto bocciare il bando di rivendita dal Tribunale di Milano, ha predisposto un pacchetto di garanzie inviando in via Rosellini un dossier di oltre 200 pagine, con la certificazione di Kpmg. Per coprire l’incasso della prima stagione (oltre 1,2 miliardi Iva compresa) non verrà fornita una fideiussione bancaria ma una serie di assicurazioni: innanzitutto, altri 186 milioni in contanti che andranno ad aggiungersi ai 64 dell’anticipo già versato, e poi la visibilità del patrimonio netto di 1031 milioni della nuova casa madre di Mediapro, che è stata già costituita ma non ancora completata, visto che la cessione della maggioranza al fondo cinese Orient Hontai aspetta ancora l’ok definitivo delle autorità di Pechino. Nell’attesa di quest’ultima autorizzazione – giorni, forse qualche settimana – Mediapro offre alla Lega una garanzia-ponte dell’attuale capogruppo spagnola Imagina, con un patrimonio netto vicino ai 400 milioni e un margine lordo di oltre 200 milioni. I catalani sono, infine, disponibili alla canalizzazione dei ricavi: ciò significa che i proventi che verranno via via contrattualizzati sarebbero fatturati direttamente alla Lega, ma questa possibilità è sostanzialmente condizionata a una partnership per il canale tematico, il vero pallino di Mediapro.

Il gran capo Jaume Roures è atteso a Milano all’inizio della settimana: lo descrivono imbufalito per le ultime prese di posizione del commissario Malagò, che ha parlato di «telenovela». Gli spagnoli si sono aggiudicati i diritti con un ruolo da semplici intermediari, hanno tentato di fare anche gli editori concependo dei prodotti audiovisivi «chiavi in mano» ma trovando l’opposizione dei giudici. Nel frattempo avevano congelato le garanzie mandando in agitazione i club. Da un lato, quindi, devono adempiere agli obblighi finanziari del contratto con la Lega, dall’altro hanno la necessità di trovare una soluzione per rientrare dall’investimento. Dopo aver presentato ricorso al Tar contestando la delibera Antitrust che ha partorito la bocciatura del Tribunale, domani Mediapo depositerà il reclamo contro la sentenza milanese. Ma è convinta che, a parte le lungaggini giudiziarie, un nuovo bando da intermediario sarà sempre esposto a contenziosi: chiede alla Lega di concedere l’opzione del canale, se non altro come arma negoziale sul mercato.

La resa dei conti è martedì in assemblea. La maggioranza dei club è orientata a mantenere il rapporto con Mediapro: alcune società sarebbero pure pronte a votare una risoluzione ma questa dovrebbe passare con un quorum di 12 voti su 17 (escluse le retrocesse, anche se secondo un’altra scuola di pensiero dovrebbero comunque votare in 20 con quorum a 14). I numeri per una rottura con Mediapro non paiono esserci. Altrettanti voti, 12 appunto, servirebbero per dire sì al canale. Percorso complicato. La Lega è spaccata. L’unico legame che unisce le diverse anime è rappresentato dai soldi. Ecco perché difficilmente si rinuncerà ai 1050 milioni spagnoli, visto che l’alternativa – riprendersi i diritti e fare un terzo bando o trattative private con gli operatori – sarebbe inevitabilmente meno remunerativa: Sky, assieme a Perform, si dice pronta a offrire 950-970 milioni, con il conseguente disimpegno di Mediaset.