Disamoramento e arrabbiatura dei tifosi, squadra senza entusiasmo. Finale triste. A meno che…

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Fa male scalare la vetta, sognare di arrivare in cima, davanti a tutti, e poi ritrovarsi in ginocchio, a valle. Col sedere per terra. Senza riuscire a reagire. Più in alto si arriva, più la caduta verso il basso è rumorosa. E fa male. “Il momento peggiore da quando sono alla Fiorentina”, ha sentenziato Borja Valero, uno dei capitani dello spogliatoio viola. Sesta partita consecutiva senza vittorie, settima se si considera l’Europa. Fiorentina quinta, ancora in posizione europea, ma invischiata in un tunnel dal quale non si vede ancora via d’uscita. La sconfitta di Empoli ha annebbiato ancor più l’ambiente viola.
Tra presente e futuro, tanta incertezza. E tifosi che ballano tra arrabbiatura e disamoramento. Nella nottata di ieri lo striscione al Franchi (ancora) contro il mercato invernale, che di fatto aveva sancito un primo passo verso l’addio ai sogni di gloria. E in generale tanti attaccano ancora l’operato societario di gennaio. Poco prima, nel pomeriggio del Castellani, un gruppo di tifosi presenti invitava i giocatori a non passare sotto il curvino viola per i saluti finali, dopo la debacle sul campo. Dopo prestazioni del genere, e risultati negativi in serie, difficile chiedere qualcosa di diverso ai tifosi, che pure in centinaia erano andati a seguire la squadra.

In generale, tante critiche per quello che poteva essere fatto e invece non è stato realizzato. Proprio per provare ad alimentare quel sogno che si era creato. Nel calderone, adesso, dentro tutti. Se prima l’obiettivo principale era la società, proprio per il mercato invernale, ma anche per la gestione delle dinamiche interne, dopo i risultati negativi delle ultime settimane nel mirino ci sono anche Sousa e i giocatori. Il famoso striscione “Tifosi, mister, giocatori, facciamogli un bel dispetto. Lottiamo per un sogno nonostante il loro progetto”, in cui la curva si schierava a sostegno di squadra-allenatore, è insomma passato. Per un mix, appunto, tra arrabbiatura e disamoramento. Non per la maglia, che religiosamente resta, quanto per una squadra, in senso ampio, che sul campo non pare neanche lontana parente di quella che aveva fatto sognare mesi fa. Con tanti giocatori che hanno subito un’involuzione clamorosa.

E se il problema è soprattutto mentale, come detto e ribadito da giocatori e allenatore, allora serve una scossa. Paulo Sousa non riesce più a dare la carica come nella prima parte di stagione. Non riesce a trasmettere la spinta giusta ai suoi ragazzi, sul campo si vede chiaramente la mancanza di entusiasmo della squadra. Che fino a gennaio giocava con spensieratezza, rincorrendo ogni pallone e dando il cuore per il compagno, secondo i dettami (innovativi) del tecnico. Poi, anche a livello di gruppo, qualcosa è cambiato. Evidentemente. Alchimie e meccanismi che si sono incrinati. Forse, ci sono pochi leader trascinatori, in questo spogliatoio. Poche personalità in grado di prendere per mano i compagni e tirarli fuori dalle sabbie mobili. Ad Empoli, per 25′ si è rivisto il vecchio gioco viola, con un approccio sprint e un super pressing offensivo. Con molte verticalizzazioni. Poi, alle prime difficoltà, la squadra è sparita. Proprio mentalmente.

Pizarro parlava, lo scorso anno, di togliersi lo smoking. Da leader vero, indicava la via. A fine novembre, la Fiorentina non aveva ancora mai vinto due partite di fila. Poi arrivò una svolta, da parte di tutti. E se questo gruppo non riesce a trovare al suo interno una scossa, bisogna che questa arrivi dalla proprietà. Anche per allontanare il clima d’incertezza che nel periodo nero, in mancanza di risultati, prende sempre più campo. La permanenza o meno di Sousa, il futuro societario e quant’altro: Andrea Della Valle ha ripetuto che a fine stagione “parleremo con calma di tutto”, ma il presente racconta di una squadra scarica che ha bisogno di certezze. Della presenza e della vicinanza della proprietà. Di messaggi chiari. Perché poi tutta questa confusione, si ripercuote sul campo.

In una squadra che non ha l’entusiasmo di qualche mese fa. E unito alle critiche e al disamoramento dei tifosi, ne nasce un finale di stagione triste, da tutti i punti di vista. Sei gare da giocare, però, sono tante per permettersi di continuare così, in questo torpore. Rischiano seriamente di compromettere tutto, anche la qualificazione europea, anche molti giudizi su gruppo e singoli (più di quanto non siano già compromessi). Con conseguenze molto pesanti.
Non a caso, l’ultima volta che la Fiorentina non vinse per sette gare di fila era l’aprile-maggio 2010, le ultime partite dell’Era Prandelli. Allora, è noto a tutti come finì la storia… Società, allenatore, squadra: tutti nel calderone, serve una scossa generale.

Autore: Marco Pecorini – Fiorentina.it