E’ finita l’epoca del tiki-taka o solamente il ciclo dei campioni spagnoli?

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L’eliminazione della Spagna ai Mondiali ha suscitato tanto stupore nel mondo del calcio. Ed ha diviso l’opinione pubblica a metà tra il partito dei delusi e quello dei soddisfatti (chissà poi perché ci sono state tante persone che hanno goduto della disfatta spagnola…). Di certo, il crollo iberico ha fatto drizzare le antenne degli amanti della Fiorentina, la squadra che più di tutte negli ultimi due anni ha dato l’impressione di avvicinarsi al calcio divertente, brillante e imprevedibile dei cugini spagnoli… (o meglio ancora del Barcellona, la squadra che meglio di tutte identifica il tiki-taka e che da anni regala dai 5 ai 10 giocatori alla Nazionale, ma che guarda caso quest’anno non ha vinto niente). La paura che il tiki-taka sia finito, che sia diventato prevedibile e inefficace, e che l’epoca del bel calcio spagnolo sia arrivata al capolinea hanno preso il sopravvento. E se quanto successo alla Spagna in Brasile succedesse anche alla Viola in campionato?

Ma c’è da stare tranquilli… In primo luogo perché non è il tiki-taka che è arrivato alla fine di un ciclo, ma una squadra che ormai ha vinto tutto e tanto (perfino troppo), formata da uomini ‘usati’ e ‘riusati’ dalle squadre di club e dal c.t., che hanno bisogno di essere cambiati. Serve un ricambio generazionale per dare nuova linfa alla Spagna. Nel calcio, è risaputo, la fame di vittoria è una caratteristica fondamentale per raggiungere, talvolta, traguardi impensabili. Probabilmente chi si è saziato per anni, ha smarrito un po’ di appetito. Metti poi la carta d’identità di qualche giocatore determinante che, ormai, ha fatto la sua strada (in maniera egregia), ma che oggi ha bisogno di trovare nuovi stimoli, come firmare un contratto con l’Al-Arabi da 6 milioni a stagione (avrebbe mai accettato di trasferirsi in un campionato così poco conosciuto uno come Xavi, se non avesse avuto 34 anni e vinto già tutto nella vita professionale?). Basta fare 1 + 1, per vedere che il risultato fa 2. E allora niente paura…

Niente paura, perché il tiki-taka viola non avrà ripercussioni. Non risentirà della crisi dei suoi precursori. La Fiorentina fa un gioco che in certi momenti assomiglia a quello bello della Spagna (o meglio del Barcellona): frizzante, fatto di grande palleggio e possesso palla. Ma è anche vero che ha già dimostrato di sapersi adattare, di essere più concreta e di avere la volontà di cambiare qualcosa. Lo ha fatto già l’anno scorso andando ad acquistare un giocatore come Mario Gomez, di certo meno incline al tiki-taka, bensì più efficace. Lo farà anche quest’anno. Del resto basta perdere un po’ di brillantezza per perdere l’imprevedibilità adatta ad imporsi col tiki-taka. E quando una squadra perde un po’ di imprevedibilità, si sa, deve essere pronta a cambiare pelle. Questo Montella lo sa bene, essendo un grande conoscitore del calcio italiano e straniero. Così come sa bene quali sono i pro e i contro del suo splendido e scintillante gioco. Sa anche che non sono gli schemi e il modulo a fare la differenza (e tantomeno il tiki-taka…), bensì gli uomini. Il loro stato di forma fisico e mentale. La loro ‘fame’ di vincere. E la Fiorentina, sotto questo punto di vista, dovrebbe essere la più avvantaggiata di tutte…

Autore: Michela Lanza – Redazione Fiorentina.it