E Sousa ribadisce: “Mi fido di Corvino. Borja Valero e Kalinic sono fondamentali”

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    Fiorentina-Celta Vigo SousaQUESTA volta Paulo Sousa abbozza un sorriso per i tre punti e per un aspetto che gli è piaciuto particolarmente di questa vittoria: «La squadra ha dimostrato di avere carattere – attacca il portoghese –, voleva vincere a tutti i costi e ha lottato fino alla fine. E’ vero che abbiamo avuto dei passaggi della partita in cui non siamo riusciti a fare possesso. Meglio alla fine quando abbiamo controllato». Le scelte iniziali hanno sorpreso, in pieno stile Sousa («Scelgo per quanto vedo in settimana») che ha dovuto rivoluzionare per gli infortuni che hanno colpito la squadra soprattutto nel primo tempo: «Purtroppo siamo stati penalizzati a fare cambi che non volevamo. Gli infortuni fanno parte delle stagioni, non c’è nessun campanello d’allarme per questo. In ogni caso siamo entrati bene nella partita. Dovevamo fare più di una rete nel primo tempo, ma i con la sostituzioni forzate non è stato facile. Abbiamo sofferto perché il Chievo è una squadra compatta e fisica».

    IMPOSSIBILE non parlare di mercato, con i tifosi che hanno fatto sentire la loro con uno striscione proprio dedicato allo spagnolo: ‘Le bandiere non si vendono, si blindano. Borja per sempre con noi’, firmato dal club 1926, il cuore della Fiesole. «Corvino – riprende Sousa – mi ha dimostrato rispetto e sincerità, non posso pensare che possa succedere il contrario di quanto abbia detto. Borja Valero è davvero importante per la Fiorentina, ha i tempi, sa quando la squadra ha bisogno. Contro la Juve sarebbe stato fondamentale. Tutti i suoi compagni lo cercano, hanno fiducia in lui. Sono contento che sia stato a disposizione, ieri (sabato sera, ndr) aveva anche la febbre. Sono molto contento che ci sia».

    E SU KALINIC il pensiero resta sempre lo stesso, ribadito durante la conferenza stampa di presentazione della gara con il Chievo: «E’ un grandissimo giocatore, ha fatto una stagione scorsa straordinaria. Qui ha la possibilità di mettersi in evidenza e sta facendo bene: è noramle che le altre squadre che lo seguano. Io lo facevo già da quando aveva 18 anni ed era in Inghilterra. Da quando l’ho conosciuto, ho detto che ogni allenatore vorrebbe allenarlo per la vita. Non ho cambiato idea».