Elezioni Figc, ecco il primo nome: Gravina, ma non tutti sono d’accordo

di Alessandro Bocci - Corriere della Sera

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Il presidente della Lega Pro avrebbe già il 53%. Sibilia il piano B, ma la serie A preferisce un esterno

Come riporta il Corriere della Sera, ora c’è il nome. Gabriele Gravina è il primo candidato presidente alle elezioni federali del 22 ottobre. Se correrà da solo lo capiremo a stretto giro di posta. Intanto è qualcosa, forse molto, visto che l’uomo forte della Lega Pro rappresenta una coalizione in grado, al momento, di prendersi il 53 per cento dei voti e di spingersi anche più in là.

La partita è appena cominciata. Ma dopo giorni di incertezza e di manovre politiche sotterranee qualcosa si muove. Gravina è l’espressione di un patto d’acciaio fra tre componenti: la stessa Lega Pro che porta il 17 per cento dei voti, i Dilettanti che rappresentano il 34 per cento e il 2 per cento degli arbitri.

Ma il consenso potrebbe essere più ampio. I calciatori, che rappresentano il 20 per cento, sono ancora dentro l’alleanza dei cosiddetti ribelli che da metà maggio sta cercando di far cadere il commissariamento.

Soltanto che Damiano Tommasi preferirebbe un candidato fuori dal perimetro. Il nome giusto era quello di Giancarlo Abete, fermato dalla legge numero 8 sui tre mandati che ne decreta l’ineleggibilità.

MICCICHE’. Manca la serie A, il motore economico del movimento. Il presidente Gaetano Micciché, scortato da Lotito e Marotta, ha invitato ieri mattina in un hotel a cinque stelle nei pressi di via Veneto i presidenti delle altre componenti con l’obiettivo di provare a unire le varie anime per rilanciare il sistema in crisi.

FUTURO. Si è parlato di programmi più che di uomini (riforma della giustizia sportiva, adeguamento della legge ’91, gestione del club Italia, composizione dei campionati, sino alle infrastrutture e alla Covisoc e, soprattutto, di una diversa ripartizione del peso delle componenti). Ma trovare un’intesa sull’uomo che le riforme dovrà attuarle non è semplice.

IL PROBLEMA. Gravina è favorito, ma non ha certo vinto. Anche perché il cartello che lo sostiene teme che il Collegio di garanzia del Coni, chiamato a esprimersi sui candidati, potrebbe «impallinarlo» perché è vero che non è mai stato presidente federale, ma ha già fatto tre mandati come consigliere.