Eraldo Pecci: “Mi sa che finisce in pari. Lo spero”

di Niccolò casalsoli, viola week La Nazione

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REGISTA, mediano davanti alla difesa, iniziatore della manovra. Ruolo in via d’estinzione quello del playmaker, per dirla all’americana. Mestiere che Eraldo Pecci da San Giovanni in Marignano sapeva interpretare come pochi altri in quel romantico calcio degli anni ’70 e ’80. Innamorato del mestiere, ironico e sempre pronto alla battuta, Pecci ha legato la sua carriera da giocatore a tre maglie speciali, quelle di Fiorentina, Bologna e Torino. Inevitabilmente questo Bologna-Fiorentina che si trasforma in un trampolino di lancio verso la zona alta della classifica per la squadra di Sousa, diventa un appuntamento speciale per Pecci che il rossolbù lo ha indossato dal 1973 al 1975 e poi dal 1986 al 1989, mentre la maglia viola con il giglio se l’è cucita addosso per quattro stagioni, dal 1981 al 1985. Bologna-Fiorentina è la partita di Eraldo Pecci.

«Lo scorso anno sono andato al Dall’Ara e mi stavo addormentando (ride ndr). Non fu certo una bella partita. Questa volta non ci sarò, ma sicuramente la guarderò in tv». Che cosa rappresentano per lei Fiorentina e Bologna? «A Bologna sono nato e morto come giocatore. A Firenze ho vissuto anni importanti della mia carriera. Insieme al Torino, sono stati i miei grandi amori calcistici». In granata ha vinto uno scudetto. In rossoblù una coppa Italia. In viola purtroppo è andato soltanto vicino a fare una grande impresa. «Il rimpianto per quello scudetto sfiorato è grande. Abbiamo cullato per una stagione un sogno incredibile. Avevamo dei grandi giocatori come Antognoni, ma era lo spirito di quel gruppo che faceva la differenza. Eravamo molto uniti. Peccato per quel gol annullato a Cagliari, era regolare. Se fossimo riusciti ad arrivare almeno allo spareggio, credo che avremmo portato a casa quel tricolore. Negli anni successivi, quando si tentò di aggiungere giocatori più famosi per puntare ancora a vincere lo scudetto, quello spirito un po’ fu perso». Parla con grande attaccamento e passione di quella stagione. «In tutte le mie esperienze, sono entrato nel tessuto della città, ho vissuto davvero il rapporto con la piazza, con i tifosi, nel bene e nel male. Di Firenze ricordo delle grandi cene al ristorante ‘Antico Crespino’ insieme a De Sisti ed a Bertelli. Ci siamo divertiti tanto».

Spesso viene ricordato per il suo umorismo. E per le sue battute nello spogliatoio… «L’ironia fa da sempre parte del mio modo di essere. Come quella volta dopo il grave infortunio ad Antognoni…». Si spieghi. «Dopo il tragico scontro con Martina, vivemmo insieme a tutta Firenze dei giorni di grande angoscia ed apprensione per Giancarlo. Quando passarono i giorni della preoccupazione, ricordo che insieme ad altri scrissi una lettera. Giancarlo era stato rianimato con una respirazione bocca a bocca dal massaggiatore ‘Pallino’ Raveggi. Scrivemmo che in una situazone simile, non avremmo voluto la respirazione di ‘Pallino’ (ride ndr)». Nel primo Bologna-Fiorentina vissuto in maglia viola, arrivò un suo gol bellissimo, ma molto amaro per lei. «Lo ricordo benissimo. Era il 13 dicembre del 1981. Feci gol subito, con una bella botta dal limite dell’area che finì all’incrocio dei pali. Poco dopo in tribuna morì in tribuna Piero Pasini, commentatore storico di ‘90° minuto’. Eravamo molto amici. Fu una domenica che ricorderò per sempre». Torniamo a oggi. La Fiorentina con una vittoria al Dall’Ara potrebbe puntare all’alta classifica. «La Fiorentina dovrà fare attenzione all’entusiasmo del Bologna. Le due squadre hanno obiettivi ben diversi. Il Bologna sta valorizzando tanti giovani, mentre la Fiorentina si sta riprendendo dopo un avvio stentato. È una bella verifica per la squadra di Sousa». A proposito di Sousa, ha una battuta pronta? «Che quando perdono, gli allenatori sono tutti somari. Nelle ultime due partite, ho visto una Fiorentina che punta più la porta. Prima invece l’ho spesso vista di traverso, troppo orizzontale».

Nel Bologna rientrerà Destro. Che duello è quello a distanza con Kalinic? «Sono due attaccanti diversi. Destro ha l’istinto del gol, ma è punta da area di rigore. Kalinic è più completo, sa esaltarsi specie quando gioca con accanto una punta più fisica». Lo scorso anno a Bologna si sbloccò Bernardeschi, segnando il primo gol in A. «Lo scorso anno Bernardeschi ha fatto benissimo in un ruolo che non è il suo. È un ragazzo dalle qualità indiscutibili. Il ruolo ho imparato che lo si trova strada facendo. Chi ha classe come ha Bernardeschi, viene fuori. Non ci sono dubbi». A proposito di giocatori, in Italia c’è un nuovo Pecci? «È sempre difficile dare questo tipo di giudizi. Per caratteristiche però mi rivedo in Verratti. Il miglior regista italiano». Cosa manca alla Fiorentina dei Della Valle per conquistare il primo trofeo? «Mi piace parlare di calcio giocato, non di quello che succede dietro la scrivania. Vincere un campionato come ha fatto il mio Torino, il Cagliari o il Verona è diventato difficilissimo. I guadagni derivanti dalla Champions aumentano ogni anno il gap con squadre come la Juve. Mi piace il lavoro che sta facendo il Torino, una squadra che fa divertire i tifosi». Pronostico secco per chiudere. Bologna-Fiorentina finisce? «Dico 1-1, non per fare il democratico. La Fiorentina è più forte, ma l’entusiasmo del Bologna può pareggiare i valori in campo».

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Luigi M
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Luigi M

Non credo proprio.

Quasar-Scandiano
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Quasar-Scandiano

Invece burdel , ti sbagli proprio, questa partita non finisce in pareggio.

Forza Bologna
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Forza Bologna

Rispetto per un campione. Burdel lo dici a tuo nonno

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