Errori arbitrali e l’operato di Nicchi e Braschi, la Figc adesso s’interroga

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    Presidente NicchiSecondo quanto riporta il Corriere dello Sport Stadio, potrebbero essersi incrinate quelle garanzie costituzionali che hanno permesso al presidente dell’Associazione Italiana Arbitri di godere di libertà pressoché assoluta, soprattutto in questi ultimi anni del suo Regno. Perché la Federcalcio, che ha sempre rispettato (ed in qualche caso anche difeso, chissà a quale prezzo) l’autonomia tecnica del settore arbitrale (e ci mancherebbe: abbiamo visto nel 2006 cosa potrebbe succedere in casi contrari), adesso si comincia a fare qualche domanda. Nessuno tocchi le designazioni, per carità, però certe prese di posizione, certe scelte, certe chiusure, certi atteggiamenti, anche non necessariamente sull’opportunità di mandare questo o quell’arbitro a Venezia piuttosto che a Pantelleria, cominciano ad essere guardati con un certo disagio. L’impressione è che in via Allegri abbiano il sospetto che qualcuno (qualcuno?), all’Aia, si sia lasciato prendere un po’ la mano.

    Nel momento più difficile (prima dell’ultima elezione), Marcello Nicchi ha avuto in Giancarlo Abete un alleato prezioso (e non scontato). Un appoggio che gli ha permesso di rintuzzare gli attacchi all’autonomia degli arbitri, attacchi portati da alcune delle altre componenti federali e dalla Lega di serie A. La contestazione nei confronti degli arbitri non era sui singoli episodi, ma era più profonda, chirurgica, puntava a mettere una mano (e forse qualcosa di più) in seno ad una categoria che deve essere, invece, il più possibile scevra da contaminazioni esterne. Un appoggio, quello di Abete a Nicchi, che ha avuto l’effetto di allontanare pericolose ombre dall’intera categoria e di permettere al futuro, neo(ri)eletto presidente di sbandierare l’autonomia tecnica come un successo personale. 

    Resta invece la sensazione di un qualcosa sempre calato dall’alto («Sua Maestà» lo definì Robert Anthony Boggi, l’ultimo che ha sfidato Nicchi alla guida dei fischietti italiani). Sempre più spesso lontano dalla realtà ma anche inopportuno e senza il minimo buonsenso. Come si fa a rispondere, ed è un esempio, che certe (giuste) lamentele sono «chiacchiere da bar»? Come si fa a cercare di smarcarsi dicendo di non aver visto un episodio magari cruciale a distanza di diverse ore (quasi una giornata). Ed anche il solito refrain (per la serie Noi siamo i più bravi, sono gli altri che ci disegnano così) comincia a perdere appeal.