Esbjerg-Fiorentina, adesso servono i gol di Gomez e Matri

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    Gomez JoaquinMatri non segna da un mese e Gomez da cinque, entrambi hanno indiscutibili ragioni per non sentirsi in colpa eppure la faccia è quella — inconfondibile — dei centravanti a corto d’adrenalina. Si chiama crisi d’astinenza: pericoloso avvicinarsi.
    Con tutto il rispetto possibile e soprattutto immaginabile, la squadrina danese può essere un bersaglio per riguadagnare il contatto con l’autostima da seccatori di portieri. Anche perché da soli Matri e Gomez hanno un valore di mercato che è il doppio di tutto l’Esbjerg, riserve e allenatore compresi, più il magazziniere: un’equazione economica che poco può valere nella Blue Water Arena, che non è una piscina ma piuttosto lo stadio di casa, perché le incognite ambientali possono fare la loro parte. Prudenza eccessiva? E’ vero, come hanno scherzato i tifosi sui siti viola, che «Montella per battere l’Esbjerg può scegliere la formazione con i dadi»?
    Difficile fare pronostici senza avere i dati a disposizione dei preparatori atletici, gli unici insieme allo staff medico in grado di valutare lo stato di salute della squadra viola decisamente appannata (più di gambe o di testa?) contro l’Inter. Perché domani sera sarà meglio correre, visto che l’Esbjerg sa fare in prevalenza quello: chiedere al Saint Etienne, quarto nel campionato francese dopo PSG, Monaco e Lille, clamorosamente battuto ai play off dai danesi in trasferta e addirittura in casa.
    Le storie personali di Matri e Gomez meritano un approfondimento alla vigilia di una partita che potrebbe rilanciarli. L’ex del Bayern ha frequentato nelle ultime 20 settimane molti fisioterapisti e altrettante sfumature della zampa d’oca, logico che abbia bisogno di trovare continuità giocando.
    Non si può pretendere esplosività da lui, ma semmai un occhio di riguardo dal dio del pallone. Un rimbalzo, una deviazione, un colpo di testa scoccato grazie anche alla gentile distrazione di un difensore centrale danese… Basterebbe questo a Marione per rientrare in carreggiata.
    Matri è partito con il botto a Catania (doppietta), poi ha distribuito generosità senza raccogliere il meglio. Pradè gli aveva chiesto almeno dieci gol, gliene mancano otto in 14 giornate di campionato, più l’Europa League e la finale di coppa Italia. Magari da giocare, tutte o quasi, in coppia con Gomez.