Europa League per la gloria e il bilanci: per i viola quarto anno consecutivo in coppa

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    Genoa-Fiorentina Sousa 2Altro giro, altra corsa. E chissà, stavolta, come andrà a finire. L’ennesimo viaggio “europeo” di una squadra, la Fiorentina, che per il quarto anno consecutivo prenderà parte all’Europa League. Una continuità di rendimento che, in mezzo a critiche legittime e ad un malumore crescente, la famiglia Della Valle può certamente esibire con orgoglio. I numeri, da questo punto di vista, parlano chiaro. Da quando sono arrivati i fratelli Tod’s, i viola hanno partecipato in ben sette occasioni a competizioni internazionali. Un risultato importante, considerando che le stagioni utili (vanno escluse le prime due, divise tra C2 e Serie B) sono 13. Senza dimenticare Calciopoli, e relative penalizzazioni. Il bilancio, tutto sommato, è positivo. La Fiorentina in questi anni ha raggiunto due semifinali (Coppa Uefa 2007-2008 ed Europa League 2014-2015), si è giocata un ottavo di finale di Champions (ricordate Ovrebo nel 2010?) e, comunque, è sempre arrivata alla fase ad eliminazione diretta. Eppure, quella dello scorso anno, è stata un’avventura strana.

    Sicuramente difficile. Colpa di un girone affrontato male, chiuso al secondo posto e causa di un sorteggio, per i sedicesimi, risultato fatale. Troppo forte il Tottenham di dodici mesi fa per Borja Valero e compagni. La presentazione del viaggio europeo versione 2016-2017 quindi, riparte da qua. Dalla lezione che Paulo Sousa, più di ogni altro, deve portarsi dietro. Anche perché la società, e non li ha mai nascosto, tiene in maniera particolare all’immagine internazionale. L’obiettivo minimo, anche se nessuno lo ammetterà mai pubblicamente, sono gli ottavi di finale. Far meglio dell’anno scorso, quindi, a partire (appunto) dalla fase a gironi.

    Un anno fa i viola si complicarono la vita subito, perdendo all’esordio in casa col Basilea. Per non parlare della clamorosa sconfitta, sempre al Franchi, col Lech Poznan. Fu, quella, la partita “chiave”. Sousa cambiò nove undicesimi della formazione rispetto al precedente impegno di campionato, mandando in campo una squadra che faceva fatica a riconoscersi. Da quel momento, il portoghese fu costretto a cambiare atteggiamento. Dal turnover totale all’impiego, esemplare in questo senso il match in Svizzera col Basilea, di tutti i migliori. O quasi. Anche per questo, probabilmente, i “titolarissimi” finirono ben presto in riserva. La domanda, quindi, è: stavolta come verrà gestita la rosa? La sensazione è che si vada verso una turnazione ragionata.

    Qualche cambio, già domani, ci sarà. Ma senza rivoluzioni. In porta, per esempio, è lecito aspettarsi Lezzerini. Almeno in queste prime partite. In attacco invece, è facile pensare all’utilizzo di chi, come Babacar, per il momento non ha avuto spazio. Del resto, è stato il tormentone dell’estate. «Abbiamo pensato soprattutto a migliorare le alternative», ha detto e ripetuto più volte Pantaleo Corvino. L’Europa League, ci dirà se è davvero così. Con una premessa: far bene significa anche portare soldi in cassa. Nella fase a gironi ogni vittoria vale 360 mila euro, mentre qualificarsi al primo posto porta con se un premio pari a 600 mila euro. Chi passa come secondo, ne guadagna esattamente la metà.