Fair Play finanziario: Inter e Milan rischiano, ma non solo..

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    Champions League e Europa LeagueInteressante analisi della Gazzetta dello Sport (Fabio Licari) sulla situazione in Italia e Europa sul Fair Play finanziario…

    Che venga pure il fair play finanziario, a patto che chi sgarra paghi. Almeno qui, oggi, l’Italia è messa meglio di altri. Tra i 76 club europei sotto osservazione Uefa, che quindi tra aprile e giugno rischiano sanzioni, ci sono soltanto Milan e Inter. E comunque le loro posizioni non sono gravi, soprattutto quella dei rossoneri, perché a Nyon non valuteranno soltanto le cifre (leggi deficit di bilancio) ma anche il comportamento, cioè la buona o cattiva volontà degli ultimi anni, da quando i club sono stati «avvisati». Ebbene, Milan e Inter hanno cominciato a spendere meno – si vede anche dai risultati… –, e, i rossoneri in particolare, ad avvicinarsi ai parametri delle nuove regole. Ma non basta.

    «Italia, osa!» Non basta perché, come sottolinea Gianni Infantino, numero due dell’Uefa e «architetto» del fair play, «le italiane pensano troppo a tagliare i costi e poco ad aumentare gli utili. Se Londra può permettersi 6 squadre in Premier con un fatturato sui 2 miliardi, perché Milano deve limitarsi a 2 squadre e meno di 500 milioni?». Il problema è la scarsa «diversificazione» delle entrate: la tv conta per il 48%, troppo, mentre per la Germania appena il 23%. «Per un verso è un buon segno – aggiunge Infantino – . Vuole dire che c’è mercato, che il calcio interessa. Ma stadi, marketing e il resto…».

    Tempi fair play Comunque stiamo arrivando al punto. Alle prime decisioni. Le scadenze s’avvicinano. Sono al lavoro i due organi di giustizia del fair play: gli investigatori (i Pm) e i giudicanti (i giudici). Dei 237 club sotto osservazione (quelli delle coppe) 161 sono a posto: «O perché i loro bilanci sono inferiori ai 5 milioni di euro, o perché nel 2012 sono stati in attivo o con passivi limitati. Ce ne sono però 76 da monitorare bene, con passivi superiori ai 45 milioni», ricorda Andrea Traverso, direttore dell’ufficio fair play. Cosa succederà? Questi club (tra cui Milan e Inter) dovranno dare, entro il 17 marzo, informazioni sul bilancio 2013 e sulle prospettive 2014. A fine aprile i Pm prenderanno le prime decisioni: archiviare il caso, patteggiare, imporre sanzioni minori o rinviare a giudizio all’organo giudicante. E qui cominciano i guai.

    Le sentenze A metà giugno i giudici emetteranno le prime sentenze, che potranno essere appellate al Tas (le cui decisioni arriveranno entro metà agosto). L’obiettivo è, naturalmente, fare in tempo per l’inizio del 2014-15: perché, tra le punizioni, potrebbero esserci anche penalizzazioni o addirittura espulsioni dalle coppe. Chissà se si arriverà a tanto, ma non è un mistero che, dal Psg al City, ci siano club che spendono ben più di quanto guadagnano. E che magari s’inventano megacontratti di sponsor retroattivi per far quadrare i conti. Chissà quali reazioni. Dice Alasdair Bell, direttore dell’ufficio legale: «Come in ogni tribunale, il tentativo di ingannare i giudici potrebbe essere un’aggravante».

    Stipendi ok Sembra che il calcio europeo stia un po’ migliorando grazie anche al fair play. Alcuni dati non sono ancora confortanti: nei bilanci del 2011 solo il 3% delle spese è dedicato ai giovani e il 4% agli stadi. Altri indicatori invece migliorano, tipo i debiti arretrati per trasferimenti, stipendi, imposte: nel 2011 erano 57 milioni, oggi sono scesi a 1,8. Insomma, quasi azzerati. Inoltre negli ultimi 5 anni le spese per gli stipendi sono aumentate del 23%, ma l’Italia è virtuosa con un +39%: meglio di Inghilterra (+67%), Germania (+58%) e Spagna (+44%).

    Stop «terze proprietà » C’è un’altra questione: i giocatori che appartengono a terzi (privati, fondi, società). Una situazione di confine, eticamente discutibile, frequente in paesi come il Portogallo. L’Uefa ha dichiarato guerra al sistema. Quello di Infantino è quasi un ultimatum: «Se la Fifa non interverrà entro quest’estate, allora l’Uefa procederà da sola». Il progetto è cominciare subito, discutere con i club, creare nuove regole e consentire ai club di regolarizzare la posizione entro massimo 5 anni. Ma non sarà facilissimo.